Valorizzare ogni tipo di ambiente grazie ai faretti da incasso

I faretti da incasso sono un’ottima soluzione per creare dei giochi di luce sulle pareti di una casa così come sul prospetto esterno. Il fascio di luce (anche inclinata se lo si desidera) che essi creano infatti, è in grado di cambiare letteralmente volto ad ogni tipo di ambiente rendendolo subito più elegante e piacevole da guardare, ma anche in grado di valorizzare elementi di arredo o angoli particolarmente suggestivi. La loro particolarità è quella di riuscire ad arricchire ogni ambiente da noi prescelto senza che i faretti siano in realtà visibili: essi infatti, sono ad esempio particolarmente adatti per essere inseriti nei controsoffitti e possono essere tranquillamente verniciati a piacimento, magari dello stesso colore del nostro controsoffitto, così da mimetizzarsi perfettamente e diventare praticamente invisibili. Ne esistono di diversi formati e capacità di luce, e navigando su www.lucefaidate.it puoi farti un’idea molto precisa e visionare in anteprima tantissimi modelli tra i quali poter scegliere.

 

Scoprirai che esistono faretti da incasso di forma rotonda e quadrata ad esempio, perfetti per i tuoi progetti ed estremamente semplici da installare grazie alle pratiche viti di fissaggio che rendono molto più pratica e veloce questa operazione. Si tratta di una soluzione davvero geniale per conferire maggiore eleganza e vivacità ad una parete che altrimenti sarebbe tristemente “spoglia” e per nulla valorizzata, ed oggi è particolarmente apprezzata proprio perché si è sempre più attenti nel ricercare e adottare tutte quelle soluzioni in grado di conferire maggior valore agli ambienti in cui viviamo. Sia che tu voglia valorizzare una parete interna o esterna tramite il fascio di luce prodotto dai faretti, sia che tu abbia deciso di installarli all’interno di un controsoffitto, i faretti da incasso rappresentano la soluzione ideale per consentirti di aggiungere quel tocco di personalizzazione in più agli ambienti in cui vivi.

Giacche in pelle Freaky Nation

Chi ama vestire bene ed in maniera originale e creativa conosce tutta la qualità e la cura dei particolari che Freaky Nation propone in tutti i suoi capi. Questo marchio giovane ed intraprendente è infatti riuscito a conquistare le preferenze di tantissimi consumatori in pochissimo tempo, considerando che è presente sul mercato da poco più di 10 anni, e sono in tanti a guardare con attenzione le sue creazioni nel corso dell’anno. Revolution Concept Store è un negozio online che offre ai suoi clienti la possibilità di scegliere tra bellissime giacche in pelle Freaky Nation, tutte dallo stile inconfondibile ed in grado di catturare l’attenzione di chi le osserva. Proprio l’eccentricità è uno dei marchi di fabbrica delle collezioni di questo importante brand, facente parte del famoso gruppo Manipol, e l’unicità delle sue creazioni consente di vestire sempre in linea con le tendenze del momento mostrando lati del proprio carattere attraverso l’abbigliamento, nonché valorizzando l’aspetto di chi indossa uno dei suoi capi.

L’esperienza di acquisto su Revolution Concept Store è davvero semplice, oltre che divertente: individuato il prodotto che incontra perfettamente i propri gusti (avendo anche l’opportunità di sfogliare la comoda galleria di immagini a disposizione) è sufficiente un clic per selezionare la taglia desiderata ed aggiungere il prodotto al carrello. Fatto questo sarà possibile procedere al pagamento secondo la modalità preferita e attendere soltanto qualche giorno lavorativo prima di poter ricevere la merce. Sfruttando inoltre l’ottimo coupon sconto, ed inserendolo nell’apposito box presente sul carrello al momento dell’acquisto, è possibile usufruire di un interessante sconto sui prossimi acquisti che può essere del 10%, del 20% o anche del 30%. Scopri adesso dunque le proposte Freaky Nation su Revolution Concept Store, ed individua quei capi che più degli altri ti consentiranno di vestire mostrando a tutti il tuo modo di essere e di affrontare la vita.

Un controllo più efficace degli accessi in azienda

Riuscire a gestire efficacemente il controllo accessi all’interno di edifici pubblici o privati nei quali viene svolta l’attività lavorativa diventa ancora più importante quando all’interno dei locali vi si trovano macchinari e attrezzature di un certo valore che vanno preservati dall’intrufolamento di eventuali malintenzionati con l’intento di danneggiare o sottrarre apparecchiature costose ed indispensabili per il regolare svolgersi delle attività produttive. Cotini srl offre a tal proposito diverse soluzioni che consentono a chi gestisce la sicurezza di tali strutture di poter proteggere al meglio ogni ambiente da eventuali incursioni non autorizzate. Mediante degli appositi sistemi di gestione ronda ad esempio, è possibile verificare il passaggio di qualcuno all’interno di una determinata stanza o corridoio e annotare ogni rilevazione all’interno di un report. I tornelli invece, fanno si che sia fisicamente impedito l’accesso a coloro che non sono autorizzati o limitarlo in base al flusso di persone o all’ambiente al quale si sta tentando di accedere.

È una soluzione che consente ad ogni modo di sbloccare in maniera bidirezionale il passaggio in caso di emergenza, consentendo così a tutti di accedere o uscire rapidamente. Cotini srl propone inoltre degli ottimi lettori apriporta che consentono di controllare il meccanismo di apertura di porte o armadi mediante riconoscimento tramite codice pin (da digitare su una apposita tastiera), oppure mediante il riconoscimento delle impronte digitali o della fisionomia del volto in base al modello prescelto. Il riconoscimento dell’utente autorizzato farà scattare automaticamente il meccanismo che regola l’apertura della porta. Le soluzioni proposte da Cotini srl consentono dunque di gestire in maniera molto più efficace la gestione degli accessi alle aree in cui si svolge l’attività produttiva, consentendo così di salvaguardare le attrezzature da eventuali incursioni di malintenzionati o non autorizzati, e garantire al tempo stesso la sicurezza di tutti coloro i quali vi prestano servizio.

La pausa caffè con le cialde Dolce Gusto

Una buona pausa caffè è quel che ci vuole, nel corso della giornata, per staccare dallo stress del lavoro o dal ritmo frenetico degli impegni già affrontati e di quelli che ancora ci attendono. Sorseggiare una buona tazzina consente infatti alla mente di rilassarsi, e anche noi ci sentiamo più distesi, specie se condividiamo questo momento con qualcuno e ne approfittiamo per scambiare quattro chiacchiere in maniera informale. Ecco perché il momento del caffè è così tanto atteso e desiderato, e per far si che questo sia veramente un momento piacevole e rilassante, è bene il caffè sia di gran qualità e regali al palato quella piacevole sensazione che ci si aspetta. A casa come al lavoro dunque, scegliere bene è di fondamentale importanza affinché il momento della pausa caffè sia veramente ristoratore e consenta di recuperare le energie psicofisiche necessarie a riprendere i compiti e gli appuntamenti che ancora ci attendono nel corso della giornata.

Oggi vogliamo stare leggeri (è lunedì…), e vi consigliamo le cialde Dolce Gusto, che grazie alla grande qualità delle miscele adoperate, regalano ogni volta quella piacevole sensazione che si prova al bar, quando si sorseggia un caffè cremoso e dall’aroma intenso e avvolgente, un piacere per l’olfatto ed il palato che distende e rigenera. Chi fa già utilizzo di queste ottime cialde conosce bene la grande varietà di scelta che consente a ciascuno di poter avere il caffè del gusto che si preferisce o di quello che si ritiene più opportuno in base al proprio umore o al momento della giornata. Il sistema a cialde Nescafè è senz’altro uno dei più apprezzi dal pubblico, grazie al grado di affidabilità delle proprie macchine per il caffè, spesso ritenuta superiore rispetto a Nespresso o Lavazza, ed alla facilità con la quale è possibile reperire le relative cialde. Vi consigliamo di farci un pensierino, perchè con Dolce Gusto ciascuno di voi potrà bere il proprio caffè così come lo desidera, recuperando energie fisiche e mentali che di questi tempi non devono mai mancare!

Covid e genitori: più timorosi o equilibrati?

Con il prolungarsi della pandemia i genitori italiani sono messi alla prova, e nei confronti dei figli oscillano fra sentirsi timorosi e mantenere un atteggiamento equilibrato nell’affrontare la difficile situazione. È quanto emerge dall’indagine La sfida dei Genitori Italiani, condotta da Bva-Doxa nel corso di due rilevazioni (febbraio e settembre 2020), che hanno consentito di misurare gli stati d’animo e gli atteggiamenti dei genitori italiani prima della pandemia da Covid-19 e nella fase successiva. Dall’indagine emergono 4 tipologie di genitori. Il polo positivo, rappresentato da Gli Sperimentatori e Gli Equilibrati, conta un 46%, e guarda al futuro con ottimismo, il polo negativo, composto da genitori pessimisti e poco soddisfatti, coinvolge il restante 54%, annoverando I Timorosi e Gli Scoraggiati.

La situazione sta mettendo alla prova anche i più organizzati e resilienti

In generale i genitori italiani con figli 0-14enni si descrivono principalmente come protettivi (47%), rassicuranti (36%) e pazienti (37%), ma tra loro, nella seconda rilevazione, cala la percentuale che si definisce allegra e aumenta quella degli ansiosi, soprattutto tra le mamme.

“I genitori sono chiamati a misurarsi costantemente, ogni giorno e contemporaneamente, con cambiamenti e sfide, personali ed educative, spesso difficili da conciliare – commenta Amedeo Giustini, AD di Prénatal Retail Group, che ha commissionato l’indagine -. La situazione che stiamo vivendo oggi sta mettendo alla prova anche i più organizzati e resilienti, ma impegno e coraggio rimangono valori nazionali solidi e diffusi”.

Trasferire ai figli il senso di responsabilità, ma anche la libertà di pensiero

Fra i due gruppi che mantengono un atteggiamento positivo gli Equilibrati sono il 28%, residenti soprattutto al Centro-Sud e nelle Isole, hanno dai 25 ai 35 anni e bambini dai 6-8 anni. Sono genitori moderati nei comportamenti e negli atteggiamenti, più degli altri vogliono trasferire ai figli l’importanza dell’impegno e il senso di responsabilità, ma anche il valore dell’essere se stessi e della libertà di pensiero. Si definiscono genitori protettivi e sono i più attenti all’ambiente e alla sostenibilità. Per loro il gioco è valore educativo, apprendimento e creatività.

La difficoltà di mantenere autorevolezza con i figli e la stabilità di coppia

Fra i gruppi che invece sono più pessimisti, i Timorosi sono il 33% e risiedono principalmente nel Nord Ovest. Hanno un’età più elevata, oltre i 46 anni, e figli dai 6-8 anni. Sono individui poco inclini ai progetti a lunga scadenza, chiusi verso il nuovo, ma senza ragioni oggettive. Da genitori avvertono in modo più sensibile degli altri la difficoltà di mantenere autorevolezza con i figli e la stabilità di coppia. Sono coloro che si definiscono i più protettivi, meno moderni, ma allo stesso tempo cercano di educare i figli all’autonomia. Amano dedicare tempo alla famiglia, tanto che tra gli insegnamenti che ritengono più importanti annoverano “godersi gli affetti e le persone care” e “avere rispetto per gli altri”.

Donne e lavoro, nella PA sono il 35%: ancora troppo poche

Il divario tra donne e uomini nel mondo del lavoro in Italia è ancora rilevante, sia in termini di occupazione sia di retribuzione. Anche nel pubblico impiego, dove le lavoratrici sono ai minimi in Europa: rappresentano circa il 35% dei dipendenti nella PA e difesa, previdenza sociale e obbligatoria. Le risorse rivolte direttamente a contrastare il gender gap ammontano a 2,17 miliardi di euro, pari allo 0,3% del totale delle spese del bilancio dello Stato. È quanto stima il bilancio sperimentale di genere del ministero dell’Economia, inviato dal ministro Roberto Gualtieri ai presidenti di Camera e Senato.

Il divario rispetto agli uomini è del 17,9% 

Complessivamente, l’occupazione femminile ha superato la soglia del 50% per la prima volta nel 2019, ma è ancora distante dai livelli di altri Paesi europei. La media nell’UE-28 è infatti al 64,1%. In Italia invece il divario rispetto agli uomini è del 17,9%, e anche in questo caso l’Europa è lontana, con una media del 10,4% riporta Ansa. Anche in settori nei quali le donne sono la maggioranza, come l’istruzione e la sanità, dove superano i tre quarti degli occupati, le lavoratrici faticano a fare carriera. Medici e professori universitari sono prevalentemente uomini: le dottoresse non superano il 42% e le docenti il 38%.

Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione femminile è poco più della metà rispetto al Nord 

 “Continuano ad aumentare le donne che lavorano, ma molta strada rimane da fare”, scrive il Mef, aggiungendo che “sono soprattutto le donne tra i 45 e i 54 anni a contribuire alla maggiore occupazione femminile”, mentre “rimangono indietro le più giovani e le residenti al Sud e nelle Isole”.

Tanto che nel Mezzogiorno il tasso di occupazione è poco più della metà di quello del Nord, il 32,3%. E le altre grandi assenti del mercato del lavoro sono le giovani. Nel 2019 lavorava poco più di una ragazza su tre con meno di 35 anni, e la situazione è più difficile per le giovani mamme con figli piccoli. Le madri occupate tra i 25 e i 34 anni sono infatti solo il 60% rispetto alle donne occupate senza figli della stessa età.

“Serve una nuova e organica visione dei rapporti economici e sociali”

Per colmare il divario il Mef ha individuato “un’area rilevante del bilancio”, su cui è possibile lavorare per ridurre le disuguaglianze di genere “senza necessariamente generare nuovi oneri”. Queste spese ammontano al 16,5% del totale (al netto delle spese per il personale), pari a 118 miliardi e 700 milioni di euro.

“Per ridurre i divari di genere – afferma la sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra – non sono sufficienti sussidi, agevolazioni fiscali o interventi occasionali, ma serve una nuova e organica visione dei rapporti economici e sociali”, a partire dall’organizzazione del lavoro, dalla condivisione del lavoro di cura e dai servizi pubblici. Un tema, sottolinea Guerra, “è al centro delle priorità collettive che la crisi attuale ci ha chiesto di ridefinire”.

Mobilità post pandemia, si va più in bici e a piedi, meno in auto

La pandemia ha cambiato molte abitudini, e in fatto di mobilità urbana ha portato a una svolta in grado, forse, di contribuire realmente alla riduzione delle emissioni nocive. L’arrivo della pandemia ha influenzato fortemente il mondo degli spostamenti e della mobilità, sottolineando quanto l’inquinamento creato dai mezzi di trasporto sia un problema che non si può più ignorare, e generando comportamenti che si spera diventino regole di vita condivise da tutti gli italiani. A quanto risulta dall’inchiesta “Senti che aria”, promossa da Altroconsumo e finanziato da Regione Lombardia, con il contributo scientifico dell’Università Bocconi a oggi sono già in molti a scegliere di spostarsi più a piedi e in bici piuttosto che in auto, in moto e  scooter, o sui mezzi pubblici.

Quale mezzo di trasporto usare dopo il Covid?

La ricerca, che si concentra sulla città di Milano e la sua provincia, ha indagato l’esposizione dei pendolari alle diverse sostanze inquinanti del traffico, e l’impatto dell’inquinamento sulle abitudini di mobilità. E rivela l’emergere un nuovo approccio degli italiani nei confronti di inquinamento, mobilità sostenibile e abitudini di spostamento. A seguito dell’emergenza Covid-19 si registra infatti un cambiamento importante nella propensione degli italiani all’utilizzo dei mezzi di trasporto. Il 27% crede che utilizzerà di meno l’auto, il 25% userà meno moto, scooter e motorini, mentre il 34% dichiara che prenderà meno bus, tram e metro. Inoltre, il 37% si muoverà molto di più in bici, e il 47% prediligerà gli spostamenti a piedi.

Combinare più mezzi di trasporto può essere la soluzione

Scegliere di combinare più mezzi di trasporto può essere la soluzione per ridurre l’esposizione alle sostanze nocive, ma anche per ottenere un guadagno in termini di tempo. Infatti, secondo i risultati dell’indagine, il pendolare che affianca l’utilizzo di mezzi pubblici alla bicicletta riesce ad accorciare maggiormente i tempi di percorrenza rispetto a chi usa altre combinazioni di mobilità, riporta Adnkronos.

Diminuire la presenza di sostanze pericolose nell’aria

Dall’indagine emerge come i pendolari siano fortemente esposti a sostanze inquinanti nocive per loro e per l’ambiente. Nello specifico, chi si sposta in bici è particolarmente esposto al particolato e al NO2, ma meno al BC (Black Carbon), mentre gli automobilisti inalano più Benzene e NO2. Per quanto riguarda gli inquinanti veicolari, a Milano il 32% di chi ha risposto all’indagine usa l’auto 6-7 giorni su 7, mentre nell’Hinterland la stessa proporzione sale a più di 1 soggetto su 2, nonostante i tragitti casa lavoro siano inferiori ai 10 km nel 44% dei casi. Secondo l’analisi, poi, prima della pandemia ben il 71% dei rispondenti percepiva “spesso” la cattiva qualità dell’aria causata dal traffico in città, mentre in provincia era il 40%.

La Lombardia approva una misura da tre milioni di euro per ristoratori e vino di qualità

Tra i provvedimenti economici di aiuto a ristoratori e produttori di vino locali il Pirellone annuncia un intervento da tre milioni di euro. A seguito delle difficoltà causate al settore dall’emergenza legata al Covid-19 la Regione Lombardia ha infatti approvato una delibera per il sostegno del sistema produttivo vinicolo di qualità e per gli operatori della ristorazione. Si tratta di una misura straordinaria, che prevede l’assegnazione ai ristoratori lombardi di 12.000 voucher del valore di 250 euro ognuno per l’acquisto di vino di qualità presso i produttori della regione. La Regione prevede l’assegnazione di 2 voucher a ristoratore.

Rafforzare la collaborazione tra i produttori e i ristoranti delle aree a vocazione turistica e agricola

Incoraggiare e rafforzare la collaborazione tra i produttori di vino e i ristoranti delle aree a vocazione turistica e agricola è l’obiettivo della misura messa in atto dalla Regione Lombardia. Più in particolare, i voucher potranno essere richiesti dagli operatori della ristorazione, mentre i produttori di vino interessati dovranno aderire a una manifestazione di interesse, che sarà pubblicata da Unioncamere Lombardia entro il 18 settembre 2020. I produttori di vini di qualità in Lombardia potenzialmente interessati sono 700, mentre i ristoratori lombardi sono circa 6.000.

I voucher, riporta una notizia Askanews, potranno essere richiesti tramite il bando emanato da Unioncamere, e scegliendo tra le cantine che hanno aderito al progetto.

“Vedere anche in futuro sempre più vini lombardi nelle carte dei ristoranti”

“Procedura semplificata e risorse immediate – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi – per una misura che i due settori attendevano. Con questo stanziamento mettiamo a disposizione dei ristoratori dei ticket da 250 euro che potranno spendere per acquistare vini di qualità nelle cantine lombarde. Intendiamo così anche creare rapporti territoriali virtuosi e collaborazioni tra produttori di vino e operatori per vedere anche in futuro sempre più vini lombardi nelle carte dei ristoranti”.

“Aiutare i settori in crisi e promuovere le nostre eccellenze è doveroso”

Si tratta di “Un lavoro di squadra – ha sottolineato Alessandro Mattinzoli, assessore regionale allo Sviluppo economico – che ancora una volta è premiante perché va incontro alle richieste che provengono dalle categorie, cioè da chi ogni giorno lavora e produce. In un momento così difficile aiutare i settori in crisi e promuovere le nostre eccellenze è doveroso ancor più di prima”, ha precisato l’assessore.

L’operazione sarà accompagnata anche da una campagna comunicativa, che vedrà pubblicazioni sui siti istituzionali, oltre a una vetrofania da esporre nei ristoranti interessati.

Google e Unioncamere, 900 milioni di dollari per l’Italia in Digitale

Google e Unioncamere investono insieme per la digital trasformation del nostro Paese. “Per aiutare a trasformare le aziende italiane grandi e piccole, investiremo oltre 900 milioni di dollari in 5 anni”, scrive su Twitter Sundar Pichai, Ceo di Google. Accelerare la trasformazione digitale in Italia è infatti l’obiettivo di Italia in Digitale, il nuovo progetto dedicato alle Pmi in particolare per rilanciare la ripresa economica del Paese. L’iniziativa, che include anche l’apertura delle due Google Cloud Region in partnership con Tim, verrà concretizzata tramite una serie di momenti di formazione e assistenza, strumenti gratuiti e partnership a supporto delle imprese, e delle persone, in cerca di opportunità lavorative.

Digitalizzare 700.000 fra lavoratori e imprenditori delle Pmi

Questo nuovo piano, sottolinea Google, trae forza dal successo di precedenti iniziative in partnership con Unioncamere, come Crescere in Digitale, e Digital Training. Due progetti che negli ultimi cinque anni hanno aiutato 500.000 persone ad acquisire le competenze digitali necessarie per rilanciare un’attività o migliorare la propria carriera lavorativa. Con questo nuovo impegno Google ora intende aiutare altre 700.000 persone, fra lavoratori e imprenditori delle piccole e medie imprese, a digitalizzarsi, con l’obiettivo di portare il numero complessivo a oltre 1 milione per la fine del 2021.

Supporto alle Camere di commercio e ampliare le iniziative del Programma PID

Più in particolare, all’interno di Italia in Digitale Google.org fornirà a Unioncamere e al sistema camerale italiano un contributo di un milione di euro per supportare nella trasformazione digitale le Pmi italiane. Grazie a questo supporto, le Camere di commercio potranno offrire formazione specialistica e assistenza da parte di esperti, con particolare attenzione a quei settori maggiormente colpiti dall’emergenza legata al Covid-19. L’obiettivo è quello di aiutare lavoratori, manager e imprenditori a mantenere e migliorare il proprio lavoro e la propria carriera. Il progetto Italia in Digitale, sviluppato da Unioncamere, andrà a integrare la gamma di progetti del sistema camerale a supporto della trasformazione digitale, in continuità con le attività fino a oggi realizzate in partnership con Google, e amplierà le iniziative del Programma PID, i Punti d’Impresa Digitale, con contenuti specifici sul web per il business.

La tecnologia è un aiuto a uscire dalla crisi

“Da molti anni Google è impegnata in Italia per diffondere le competenze digitali utili a trovare un lavoro o far crescere un’attività – commenta Fabio Vaccarono, Managing Director di Google Italy -. Se queste competenze erano importanti prima della pandemia, ora sono diventate tanto più necessarie: per superare le sfide del presente la digitalizzazione è un elemento imprescindibile, per trovare nuove opportunità lavorative, per rilanciare un’impresa, e a vantaggio dell’intera società”. Ed è su questa linea, arricchita da nuovi strumenti, che Google intende proseguire con il nuovo progetto, riporta il Sole 24 Ore. Insomma, se la crisi ha accelerato l’uso della tecnologia è proprio la tecnologia che può aiutare a uscire dalla crisi.

Facebook, stretta sulle notizie “vecchie” e sui messaggi d’odio

Ulteriore giro di vite da parte di Facebook per quanto riguarda la pubblicazione e la condivisione di contenuti ritenuti “sbagliati”. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare le fake news, la disinformazione e anche – o forse soprattutto – i messaggi d’odio, compresi quelli inseriti nelle pubblicità. In prima battuta, il social network ha annunciato di aver dato l’avvio alla sua battaglia alla diffusione di notizie vecchie. Per farlo, la società ha detto che, ogni volta che si vorrà condividere un articolo vecchio più di tre mesi, sullo schermo apparirà un avviso specifico, in modo da non diffondere informazioni fuori contesto se non ingannevoli. Proprio per questo, Facebook nel corso dei prossimi mesi mostrerà un “monito” quando si condivideranno notizie legate al Covid, precisandone la fonte. In merito a quest’ultima novità, il gruppo di Mark Zuckerberg ha detto che verrà reso esplicito un avviso con le informazioni sulla fonte della notizia che si sta per pubblicare, insieme al link al Centro informazioni sul coronavirus creato dal social agli inizi dell’emergenza sanitaria per fornire informazioni autorevoli e verificate.

Attenzione alle informazioni “scadute”

Per quanto concerne invece la diffusione di notizie con più di tre mesi, su scala globale arriverà sul social una finestra che avvisa quando si sta per pubblicare una notizia che ha oltre 90 giorni. L’utente potrà comunque decidere di procedere con la condivisione. “L’attualità di un articolo è un pezzo importante del contesto che aiuta le persone a decidere cosa leggere, di cosa fidarsi e che condividere”, ha spiegato Facebook in un post. “Gli editori hanno espresso preoccupazione per le notizie più vecchie condivise sui social media come notizie attuali, perché possono portare a fraintendere lo stato corrente degli eventi”.

No all’odio in tutte le forme

Sempre in questo periodo Mark Zuckerberg ha annunciato che ci sarà una decisa stretta su un’ampia categoria di contenuti d’odio nelle pubblicità, vietando ogni spot che identifica una razza, una etnia, un orientamento sessuale o un genere come un “pericolo”. “Non c’e’ alcuna eccezione per la politica in nessuna delle azioni che sto annunciando”, ha detto il fondatore di Facebook. Ancora – e secondo le malelingue si tratta di una strategia mirata a contrastare il calo di pubblicità che la piattaforma sta registrando da parte di diverse grandi aziende a seguito di numerose polemiche – Facebook “attiverà un sistema ad hoc per segnalare tutti i post che includono informazioni legate alle elezioni con un link per incoraggiare gli utenti a verificare i fatti nel nuovo hub per le elezioni della società”.

Desideri e sogni di viaggio degli italiani al tempo della pandemia

La pandemia non ha impedito agli italiani di fantasticare sulle future possibilità di viaggio. Viaggi e vacanze sono stati messi in pausa durante questo periodo di emergenza sanitaria, lockdown, e crisi economica senza precedenti, ma negli ultimi due mesi Booking.com, la piattaforma di prenotazione online, ha analizzato milioni di liste di desideri compilate da viaggiatori fiduciosi che vorrebbero raggiungere oltre 100.000 destinazioni diverse dall’inizio di marzo. Tra le più desiderate dagli italiani, Bali, Andalusia, Londra, Florida e Parigi, che continuano a essere al primo posto anche nei sogni dei viaggiatori di tutto il mondo. Anche se è il turismo domestico a occupare oltre la metà delle liste di desideri a livello globale.

Il turismo domestico conquista il 51% dei viaggiatori di tutto il mondo

Al tempo del Covid-19 il turismo domestico conquista infatti il 51% dei desideri dei viaggiatori di tutto il mondo, con una differenza del 18% rispetto ai dati dello stesso periodo registrati nel 2019, quando si attestava al 33% delle preferenze. Il dato aumenta se si guarda l’Italia, dove i viaggi a livello nazionale rappresentano il 61% fra i desideri degli italiani, mentre nel 2019 erano al 53%. Dall’inizio di marzo, le destinazioni nazionali più volte selezionate nelle liste dei desideri degli italiani sono Roma, Firenze, Napoli, Milano e Venezia, mentre a livello internazionale le destinazioni preferite restano le capitali europee. Con una eccezione.

Italia, Spagna, Grecia, Francia e USA i Paesi più desiderati

In generale, nell’immaginario degli italiani i Paesi più desiderati sono l’Italia, la Spagna, la Grecia, la Francia e gli Stati Uniti d’America, riporta Ansa. La Gran Bretagna e alcune grandi città europee, forse amate ancora di più dopo tutte queste settimane di isolamento, sono al centro dei desideri degli italiani. Londra è in cima alla lista, seguita da Parigi (Francia), Barcellona (Spagna) e Amsterdam (Olanda), ma anche New York (Stati Uniti), l’unica meta oltreoceano sognata dagli italiani. Lisbona (Portogallo), Marrakech (Marocco) e Praga (Repubblica Ceca) completano la lista dei desideri dei viaggiatori nostrani.

Sognare di poter esplorare ancora il mondo mantiene alto lo spirito

Le tipologie di alloggio più ricercate? Gli italiani scelgono hotel, appartamenti, Bed& Breakfast e guest house. In particolare, i B&B sono al terzo posto delle tipologia di sistemazione preferite dagli italiani (10%) con una certa differenza rispetto al dato globale (3%).

“Questi sono tempi senza precedenti, in cui la sicurezza rimane la massima priorità – spiega Arjan Dijk, Senior Vice President e Chief Marketing Officer di Booking.com -. In questo momento anche solo sognare di esplorare di nuovo il mondo ha l’immenso potere di far esplodere la nostra immaginazione e mantenere alto lo spirito. È incredibile vedere la gamma di esperienze di viaggio diverse che i nostri clienti sono stati impegnati a sognare mentre aspettano che si possa tornare a viaggiare di nuovo”. 

Apple-Google, come funziona l’app che avvisa dell’esposizione al rischio contagio

È in via di definizione il sistema di tracciamento del contagio da Covid-19 messo a punto da Apple e Google. I due colossi tecnologici hanno pubblicato sulla piattaforma GitHub il codice sorgente del progetto per il tracciamento dei positivi al coronavirus, ed esempi delle schermate che appariranno sui dispositivi, sia nel caso si voglia comunicare la propria positività al virus sia si desideri essere avvisati dell’esposizione al contagio con una persona positiva.

In questo caso, l’esposizione dovrà essere di 5 minuti, e per entrambe le situazioni l’adesione dell’utente sarà volontaria. Il sistema sarà la base per lo sviluppo di un’app di diversi Paesi, compresa l’Italia, e dovrebbe essere completato a metà maggio. Da quella data in poi a cascata potranno essere pronte le app di tracciamento di tutti Paesi che hanno adottato il sistema.

I codici rimangono sullo smartphone dell’utente

Le comunicazioni avvengono attraverso un codice identificativo generato dal proprio dispositivo, che attraverso il bluetooth vengono scambiate in forma anonima con gli altri dispositivi che usano il sistema. I codici rimangono sullo smartphone dell’utente (il cosiddetto approccio decentralizzato che sta perseguendo anche l’Italia) e quindi sono sotto il suo controllo. Il sistema, precisano Apple e Google, non usa la localizzazione per gli utenti risultati positivi. L’identità quindi non è nota a nessun altro utente, neanche alle stesse società, riporta Ansa.

Le app possono utilizzare i dati solo per gli elementi di risposta al Covid-19
Il codice sorgente del sistema messo a punto da Apple e Google serve a poter individuare vulnerabilità, ma anche a consentire innesti di altri sviluppatori. Anche per quanto riguarda l’app italiana Immuni, la ministra dell’Innovazione Paola Pisano ha rassicurato che sarà open source. Le app, scrivono Apple e Google, devono raccogliere solo la quantità minima di dati necessari e possono utilizzare tali dati solo per gli elementi di risposta al Covid-19. Non sono consentiti altri usi dei dati degli utenti, inclusa la pubblicità mirata. Inoltre, alle app è vietato chiedere l’autorizzazione per accedere ai servizi di localizzazione, e l’uso degli strumenti dedicati agli sviluppatori (Api) sarà limitato a una sola app per Paese per evitare la frammentazione, si legge su la Repubblica.

Le società disabiliteranno il sistema su base regionale quando non sarà più richiesto

Nel caso un Paese abbia optato per un approccio regionale o statale le società sono pronte a sostenere tali autorità, e Google e Apple disabiliteranno il sistema su base regionale quando non sarà più richiesto.

L’Italia, nel Dl Bonafede, ha fissato che l’uso dell’app di tracciamento e i dati cesseranno il 31 dicembre 2020. Apple e Google fanno anche sapere che nel lungo termine stanno esplorando modalità per consentire alle autorità sanitarie pubbliche di inviare notifiche di esposizione al contagio in un primo momento anche senza l’app, sempre che l’utente abbia acconsentito all’uso del bluetooth.

In seguito, l’autorità sanitaria suggerirà all’utente di scaricare l’app per avere le informazioni su come comportarsi.

Arrivano le app anti epidemia, ma serve una legge

Tracciare egli utenti per contenere l’epidemia del Coronavirus si può, ma è necessario un provvedimento legislativo. E la collaborazione degli operatori di telefonia mobile e i big della tecnologia, come Facebook e Google. Ovviamente, in caso di app, ci vuole la disponibilità dell’utente a installarla per farsi localizzare.

“Le soluzioni tecniche ci sono – osserva Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni e preside della Facoltà di Ingegneria al Politecnico di Milano – ma bisogna chiarire gli obiettivi di un’operazione del genere con un numero di contagi così elevato. Tracciare i flussi è una cosa – continua Capone – tracciare le persone con una sorta di braccialetto elettronico è un’altra, legalmente non si può fare e ci devono essere provvedimenti giudiziari appositi”.

Le autorità sanitarie e la Protezione Civile devono stabilire di cosa hanno bisogno

A dover stabilire di cosa hanno bisogno sono le autorità sanitarie e la Protezione Civile, che si stanno occupando dell’emergenza. Se vogliono informazioni sulla base di una cella telefonica, queste le possono fornire gli operatori Tlc, oppure la localizzazione precisa da Gps con un’app già esistente, come Google Maps o Facebook. O ancora, un’applicazione nuova.

In ogni caso, Asstel, l’associazione che riunisce gli operatori Tlc si è detta disponibile a collaborare con il governo. Ma bisognerebbe obbligare Facebook e Google, o altre società tecnologiche, a fornire i dati. E Mark Zuckerberg ha specificato che finora non ha ricevuto dalle agenzie governative nessuna richiesta di condividere informazioni personali per controllare la diffusione del virus.

Le app di localizzazione sono soggette al Gdpr

“Tutti noi già usiamo tante applicazioni popolari da cui si può estrapolare la localizzazione – aggiunge Capone – ovviamente tutte sono soggette alla normativa europea sulla privacy e seguono la regola del consenso”.

Può darsi, quindi, che sia necessario creare un’app nuova, specifica per l’emergenza. “Se si tratta di seguire qualche individuo forse sì, ma per centinaia o migliaia di persone bisogna obbligarle a installare l’app e dare il consenso – continua l’esperto -. E sappiamo che anche le applicazioni più popolari ci mettono mesi o anni per raggiungere la massa”.

Un team di esperti ha preso contatti con il Governo

In Italia a creare un’app nuova ci sta pensando un team di esperti che ha preso contatti con il Governo. Al momento quest’app non ha un nome, e non è disponibile sugli store digitali, ma se installata sul telefono aiuta a ricostruire i movimenti delle persone positive al Coronavirus e di chi è entrato in contatto con loro.

“Vogliamo costruire un sistema tecnologico che possa andare nelle mani delle istituzioni per aiutarle a gestire la crisi, ma al momento non c’è nulla di nuovo”, spiega all’Ansa Luca Foresti, fisico e amministratore delegato della rete di poliambulatori specialistici Centro medico Santagostino, centro che fa parte del team che sta elaborando l’applicazione.

L’informazione dà la felicità, ma i giovani la cercano sui social

Informarsi dà soddisfazione e allenta gli stati d’ansia, dicono le ricerche sul tema. Ma non tutti ci informiamo nello stesso modo, con le stesse modalità e con i medesimi strumenti. Anzi, il gap generazionale fra l’utilizzo dei diversi media è una questione particolarmente interessante da esplorare. Lo ha fatto l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Agcom, con il rapporto ‘L’informazione alla prova dei giovani’ che ha cercato di rispondere ad alcune domande clou: Quanta informazione richiedono i giovani? Verso quale tipo di informazione si orientano e cosa, invece, riescono a trovare? Perché i giovani usano sempre più i social e sempre meno i mezzi tradizionali? In altre parole, cos’è che intercetta la domanda e la curiosità informativa dei giovani? Lo studio, tenendo conto dell’eterogeneità e complessità del mondo giovanile, utilizza una prospettiva innovativa che mette insieme la domanda di informazione e l’offerta presente oggi in Italia.

Nuove generazioni, fuga dai media tradizionali

Tra le principali evidenze del rapporto, quella che sicuramente emerge è la fuga delle nuove generazioni dai mezzi tradizionali, a tutto vantaggio di una sola fonte informativa, la rete. Arrivare alle conclusioni è abbastanza semplice: l’offerta “classica” evidentemente non soddisfa le esigenze informative dei più giovani. L’elevata domanda di informazione tra i ragazzi si scontra, di fatto, con limiti di confezionamento e stili espressivi appiattiti su un’offerta tradizionale, decisamente troppo poco aggiornata rispetto ai “linguaggi utenti”, favorendo una specie di segregazione dei giovani nel mondo della rete, che diventa spesso  l’unico medium in grado di dar voce alle loro esigenze informative. È così che i giovani si rifugiano sempre più spesso sui social, e lo fanno per informarsi, svolgere mille attività quotidiane, interagire tra loro. Insomma, il mondo dei ragazzi si confina all’interno delle possibilità delle rete. 

Informarsi fa bene (e combatte lo stress) a tutte le età

Un ulteriore dato emerso dalla ricerca è che l’informazione è una fonte di gratificazione e felicità a tutte le età: leggere, cercare curiosità, informarsi sono attività capaci di generare soddisfazione. Inoltre, sapere di più è un potente antistress per tutte le generazioni. La ricerca chiarisce, inoltre, che non tutta l’informazione si traduce in soddisfazione, ma solo quella che più si attaglia ai punti di vista e agli stili comunicativi delle diverse generazioni. Ovvero, l’informazione soddisfacente per i più grandi è quella che si acquisisce attraverso i canali tradizionali, come la tv, i giornali e infine il web, mentre per i giovanissimi è rappresentata unicamente dalle potenzialità offerte dalla rete.