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Arrivano gli incentivi auto 2022: bonus tra 2.000 e 5.000 euro

È ufficiale: anche per il 2022 sono disponibili i bonus per l’acquisto di un veicolo a basse emissioni di CO2. Da martedì 17 maggio i contratti d’acquisto di veicoli a due e quattro ruote non inquinanti potranno infatti ottenere un bonus tra 2.000 e 5.000 euro. Gli incentivi auto 2022 prevedono uno stanziamento di 650 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022-2023-2024, somma che rientra tra le risorse approvate dal Governo nel Fondo automotive, per il quale è stata prevista una dotazione finanziaria complessiva di 8,7 miliardi di euro fino al 2030. In particolare, la somma per il 2022 viene riparta per l’acquisto di auto di categoria M1 (elettriche, ibride plug-in, endotermiche a basse emissioni), e motocicli e ciclomotori (non elettrici, elettrici), e commerciali di categoria N1 e N2.

Aggiornati anche i limiti di prezzo di listino

Per le auto con emissioni comprese tra 0-135 g/km CO2, Euro 6, sono stati aggiornati i limiti di prezzo di listino del veicolo nuovo e gli importi dei contributi concessi, tenuto conto della fascia di emissione e della presenza del veicolo da rottamare.
Per la fascia 0-20 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 35.000 euro e il contributo è di 3.000 euro senza rottamazione e 5.000 euro con rottamazione. Per la fascia 21-60 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 45.000 euro e il contributo è di 2.000 euro senza rottamazione e 4.000 euro con rottamazione. Per la fascia 61-135 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 35.000 euro e il contributo è di 2.000 euro esclusivamente con la rottamazione.

Contributi anche per veicoli in car-sharing

Possono accedere a tali contributi le persone fisiche, mentre le persone giuridiche, a cui è riservata una quota del 5% delle risorse stanziate per la categoria M1, possono prenotare i contributi solo per le fasce 0-20 e 21-60 g/km CO2 se i veicoli sono impiegati in car-sharing con finalità commerciali. Per motocicli e ciclomotori sono stati introdotti anche contributi per i veicoli non elettrici (40% del prezzo di acquisto fino a 2.500 euro). Il contributo è riconosciuto solo alle persone fisiche che acquistano un veicolo non inferiore a euro 5 e rottamano un veicolo della stessa categoria. Il contributo, per le Pmi, comprese le persone giuridiche, è previsto esclusivamente per i veicoli con alimentazione elettrica con contestuale obbligo di rottamazione.

Cambiano gli importi per le categorie N1 e N2

Cambiano gli importi dei contributi per i veicoli di categoria N1. riporta Adnkronos: 4.000 euro con MTT fino a 1,5 tonnellate, 6.000 euro con MTT superiore a 1,5 e fino a 3,5 tonnellate. Per i veicoli di categoria N2, 12.000 euro con MTT superiore a 3,5 e fino a 7 tonnellate, e 14.000 euro con MTT superiore a 7 e fino a 12 tonnellate. Sono stati inoltre stabiliti i requisiti per il mantenimento della proprietà del veicolo acquistato con l’incentivo, ovvero, 12 mesi nel caso di acquirente persona fisica e 24 mesi nel caso di persona giuridica.

I consumatori amano le etichette “senza”

In questi ultimi tempi, i consumatori preferiscono il “senza” piuttosto che il”con”. E addirittura quella mancanza sull’etichetta dei generi alimentari, il famoso senza appunto, diventa un elemento deduttivo e vincente rispetto ai prodotti  convenzionali. In questo scenario, l’appeal dell’etichetta ‘senza’ può spingere i cittadini a puntare su alimenti nei quali l’ingrediente ‘mancante’ è incongruente o addirittura salutare.

Come riporta Adnkronos, sono questi i risultati di uno studio sperimentale dell’EngageMinds Hub, Centro di ricerca in psicologia dei consumi dell’Università Cattolica di Cremona, condotto nelle scorse settimane con il contributo non condizionante dell’Unione italiana olio di palma sostenibile, sui consumi ‘free from’, con un particolare focus sull’olio di palma. 

Un plus di qualità percepito

Lo studio ha previsto anche degli esempi pratici. Ad esempio, posti di fronte al packaging di un cracker salato e di una merendina dolce, entrambi immaginari e creati per l’esperimento, il 38% dei consumatori coinvolti ha indicato come di particolare qualità la versione convenzionale. Ma quando al campione di cittadini sono stati sottoposti gli stessi prodotti con etichette ‘senza’, le cose sono cambiate. Il 45% considera di particolare qualità il prodotto ‘senza olio di girasole’; una quota che sale al 51% se ‘senza olio di palma’. Ma attenzione: il 48% dei consumatori ritiene di qualità il (fittizio) prodotto ‘senza CO2’ e il 48% attribuisce qualità al ‘senza grassi polinsaturi’ (nonostante essi siano benefici per la salute).

“Sono molti gli elementi che ci impongono una riflessione su questi risultati – spiega la professoressa Guendalina Graffigna, ordinario di psicologia dei consumi e direttore dell’EngageMinds Hub. Innanzitutto, “emerge che a tutti i prodotti ‘senza’ il consumatore attribuisce un plus di qualità percepita rispetto al prodotto connotato come convenzionale. In secondo luogo, è da rilevare come il claim ‘senza olio di palma’ venga apprezzato più degli altri e questo, probabilmente, è conseguenza della maggior stigmatizzazione mediatica che questo ingrediente ha subito negli ultimi anni”. Addirittura, specifica l’esperto, “è da rimarcare come molti cittadini vedano una maggior qualità in un prodotto senza CO2, un ingrediente inventato a solo fine sperimentale, e addirittura in alimenti senza quei grassi polinsaturi che, al contrario, da anni sia la letteratura scientifica che la divulgazione mediatica indicano come fattori promotori della salute. E questo, anche al netto di carenze di literacy in campo alimentare, la dice lunga sull’impatto emotivo e psicologico del fattore ‘senza’ al di là della considerazione razionale dell’ingrediente in questione”.

Psicologia dei consumi

Gli stessi atteggiamenti vengono rilevati anche considerando gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale degli alimenti. Più della metà degli italiani (52%) ritiene i prodotti ‘senza olio di palma’ più sostenibili dei convenzionali. Mentre una frazione minore ma sempre molto elevata (47%) vede più sostenibili i prodotti ‘senza olio di girasole’. Elevata anche la quota di consumatori che indica come più rispettosi dell’ambiente i cibi ‘senza CO2’, probabilmente per una connessione inesistente sul piano fattuale ma pregnante dal punto di vista psicologico, trattandosi di un immaginario ingrediente alimentare, tra anidride carbonica e sostenibilità ambientale. Infine, il 44% propone i prodotti ‘senza grassi polinsaturi’ quali più rispettosi dell’ambiente.

“E’ importante sottolineare che questi risultati sono frutto di un esperimento di psicologia dei consumi”, sottolinea la professoressa Guendalina Graffigna. L’etichetta ‘senza’ “determina una forte distorsione cognitiva nella valutazione dei prodotti alimentari. Tanto che induce i consumatori a pensare che quel prodotto sia anche di maggiore qualità, più salutare e più rispettoso dell’ambiente indipendentemente dal tipo di ingrediente eliminato poiché ciò che guida la valutazione è l’etichetta ‘senza’ e non l’ingrediente escluso. Come EngageMinds Hub – conclude Graffigna – ci occupiamo da anni di queste tematiche, un lavoro che stiamo sviluppando grazie al laboratorio di psicologia dei consumi nel nuovo campus dell’Università Cattolica di Cremona”.

Che caratteristiche deve avere l’acqua che beviamo?

L’acqua si sa, è un elemento indispensabile per la vita. Il nostro corpo infatti, è costituito al 70% da acqua: ciò significa che buona parte di ciò che siamo è dovuto proprio a questo elemento.

È facile dunque comprendere il perché sia così importante avere dell’acqua sempre a disposizione e berla ogni qualvolta ne sentiamo la necessità. Gli esperti raccomandano in particolar modo di berne almeno due litri al giorno. Questa è infatti la quantità consigliata per stare bene e garantire al nostro organismo tutti i sali minerali e gli elementi di cui ha bisogno.

La assumiamo sia bevendo acqua ed altri liquidi, che direttamente dal cibo. Vi sono infatti determinati alimenti che sono particolarmente ricchi d’acqua come ad esempio frutta e verdura, così come determinate pietanze come zuppe e minestroni.

Quello che è importante sapere è che l’acqua non è tutta uguale, ma che al contrario vi sono diversi tipi di acqua minerale e dunque cambia anche ciò che essa contiene. Il riferimento è dunque ai minerali e a tutte le altre sostanze disciolte in essa, le quali possono essere benefiche o al contrario nocive per il nostro organismo.

L’importanza di accertarsi sulla qualità dell’acqua

Chiaramente non è un problema andare a bere qualche bicchiere di un’acqua non perfettamente salubre o che comunque presenta degli elementi inutili o nocivi. Il problema si pone invece quando un’acqua malsana, o comunque non idonea al consumo alimentare, viene bevuta in maniera continuata nel tempo.

Ecco perché facciamo sempre bene ad accertarci di quella che sia la qualità dell’acqua cui abbiamo accesso, in particolar modo quella del rubinetto di casa se abbiamo deciso di berla.

Infatti, l’acqua minerale che compriamo in bottiglia al supermercato ha delle precise caratteristiche che possiamo leggere in qualsiasi momento sull’etichetta.

Il problema si pone invece per quella del rubinetto di casa, della quale sappiamo poco o nulla. Certo, di solito ci si può fidare dato che l’acqua che arriva al rubinetto di casa è gestita dall’acquedotto comunale.

Questa acqua viene convogliata all’interno di enormi vasche e analizzata costantemente. Se è necessario, essa viene trattata con cloro o altre sostanze al fine di eliminare eventuali batteri o impurità. Nulla può invece l’acquedotto comunale con il problema relativo alle condizioni delle tubature relativamente all’ultimo tratto, ovvero quello che arriva a casa dell’utente.

Spesso infatti, l’ultimo tratto di tubature è ossidato soprattutto negli impianti più vecchi. Tale stato di deterioramento fa sì che l’acqua assuma uno sgradevole sapore ferroso e che delle volte siano visibili degli elementi in sospensione.

Per rendersene conto basta a riempire un bicchiere d’acqua di rubinetto e verificare se sono visibili piccole particelle che galleggiano o che si trovano appunto in sospensione.

In questo caso l’acquedotto non è responsabile, in quanto quell’ultimo tratto di tubature non è sotto il controllo della società che gestisce le acque pubbliche ma è di competenza del condominio. Quindi eventualmente dovrà essere il condominio stesso a far sistemare il tratto di tubature in questione.

La soluzione rapida ed efficace

Cosa è possibile fare fino a quel momento per far sì che l’acqua possa comunque essere perfettamente potabile e avere un buon sapore? In questo caso, la soluzione migliore è quella di far installare un depuratore domestico.

Ne esistono veramente di tutti i tipi, ed è sufficiente verificare quelli che al momento sono i prezzi dei migliori depuratore acqua domestici per scegliere quello che maggiormente fa al caso proprio. Installato il depuratore giusto, l’acqua tornerà immediatamente ad avere un sapore gradevole e non presenterà più alcun tipo di elemento in sospensione o altra sostanza nociva.

Determinati modelli sono infine in grado di offrire un acqua calda o fredda piacimento, così come una buonissima acqua gasata con un semplice gesto della mano.

Multicanalità, l’88% degli italiani nel 2021 sceglie il digitale

Secondo la ricerca del’Osservatorio Multicanalità, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da NielsenIQ, nel 2021 gli utenti che usano i servizi di e-commerce, o per i quali il digitale ha un ruolo nel proprio percorso di acquisto, sono 46,1 milioni, pari all’88% della popolazione italiana con più di 14 anni. A crescere sono sia gli utenti più evoluti (+17,9%), coloro che utilizzano la rete ovunque, hanno maggiore familiarità con social media e pagamenti digitali, e sono anche i più attenti ai consigli degli influencer (+24,6%), sia i Digital Engaged, (+13,6%), ovvero gli utenti molto disinvolti nell’uso dei canali online, soprattutto da smartphone, ma più legati al negozio fisico.

Sempre più online, dalla scoperta del brand alla fase di ‘conversione’

I canali digitali sono sempre più presenti in tutte le fasi del percorso di acquisto del consumatore, dalla scoperta del brand alla fase di ‘conversione’. Nell’ultimo anno il 69% degli utenti Internet è venuto a conoscenza di nuovi brand online, e il 76% ha usato la rete per confrontare marche di prodotti o servizi che vorrebbe acquistare.  Oltre a una presenza sui canali digitali costante e coerente con i valori della marca, per i brand diventa sempre più importante l’attenzione alle tematiche etiche e sociali per attrarre i consumatori: il 73% della popolazione sopra i 14 anni valuta positivamente i marchi che prendono posizione su questi temi e il 57% li premia nelle proprie scelte di acquisto.

Il comportamento multicanale varia in base ai settori merceologici

Il comportamento multicanale dei consumatori varia in base alla categoria merceologica. Il primo settore per utenti digitali è quello dei Viaggi, con il 71% dei consumatori che si informa prevalentemente in rete sui prodotti e il 43% che acquista esclusivamente online, seguito da Elettronica/Informatica (70% e 14%), Assicurazioni (46% e 23%), Abbigliamento (34% e 4%), Beauty (35% e 3%).  Il settore Farmaci e Integratori è tra i meno interessati dalla ricerca di informazioni e acquisti in rete: solo il 29% dei consumatori si informa prevalentemente online sui prodotti e solo il 3% acquista esclusivamente online. Nel Largo Consumo, poi, se il 29% dei consumatori ricerca informazioni prevalentemente online sui prodotti soltanto il 2% compra esclusivamente in rete.

Le motivazioni che spingono a fare acquisti sul web

La principale motivazione che spinge gli Internet User del settore Viaggi ad acquistare un viaggio in rete è l’ampia possibilità di confronto, poi la facoltà di comprare H24 e il prezzo competitivo. Per gli acquirenti online di Elettronica/Informatica la prima ragione d’acquisto è la possibilità di confrontare i prodotti, mentre per le Assicurazioni è il prezzo spesso più favorevole. Per l’Abbigliamento la motivazione principale è invece la possibilità di comprare H24, e per il Beauty la comodità della consegna a domicilio, la medesima degli utenti che scelgono di acquistare online beni di Largo Consumo.

Caffè, un piacere della vita e un punto di forza del Made in Italy

Il caffè è un piacere della vita, un rito irrinunciabile e un’eccellenza del Made in Italy. La seconda edizione dell’indagine Gli italiani e il caffè, condotta da AstraRicerche per conto del Consorzio Promozione Caffè, lo conferma. Tanto che per il 72,5% degli intervistati il caffè è proprio uno dei piaceri della vita, mentre per oltre il 75%, un punto di forza del Made in Italy. Il 97% degli intervistati afferma poi di bere abitualmente caffè o bevande a base di caffè, e per oltre la metà (54%) il consumo è di tre o più tazzine al giorno, con un aumento significativo nella fascia 18-35 anni. E pur continuando a essere un momento di relax (75%), il caffè è sempre più apprezzato per le sue qualità “energizzanti”. Oltre ad aiutare la concentrazione e il risveglio (73,3%), la tazzina rappresenta per molti il vero inizio della giornata (40,8%), e il modo ideale per ritrovare la carica e la voglia di fare (39%).

Su 100 tazzine, 57 sono consumate a casa. Ma torna la voglia di gustarlo al bar

La casa si conferma il luogo più amato per bere il caffè: su 100 caffè, 57 sono consumati tra le mura domestiche. Ma è tornata più forte di prima anche la voglia di bere un caffè al bar, luogo di chiacchierare (26,1%), rito mattutino (31,5%), e un modo per sostenere l’economia e i piccoli esercenti (41%). E se gli italiani stanno tornando con fiducia al bar, il 29,8% dichiara di aver bevuto più caffè al bar nei mesi di giugno e luglio, e il 21,3% afferma di esserci andato più spesso rispetto al periodo pre-Covid.

Capsule e cialde vincono sulla moka

Se un terzo degli italiani sceglie la moka per preparare il caffè (31,5%, -5,7% rispetto al 2020), capsule e cialde sono preferite dal 43% (+3,6% rispetto al 2020). I motivi di tanto successo? Sono comode da preparare (77%), hanno un ottimo gusto (62%), e per un italiano su due hanno un giusto rapporto qualità prezzo. A sceglierle sono soprattutto gli intervistati tra i 45 e i 55 anni, mentre la moka continua a esercitare un grande fascino tra le donne e gli over 55. Gli italiani hanno poi iniziato a sperimentare l’e-commerce anche per il caffè. Più di due consumatori su tre (69,6%) hanno fatto acquisti sia sui grandi marketplace sia sugli e-store specializzati, o attraverso il servizio della ‘spesa a casa’. 

Tutti i benefici in termini di salute e benessere

“Una vasta letteratura evidenzia i numerosi benefici associati a un moderato consumo di caffè su importanti aspetti della fisiologia umana – dichiara il professor Luca Piretta, Nutrizionista e Gastroenterologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all’età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson, a una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete di tipo 2 e di alcune malattie del fegato”.

Gli italiani cambiano 5 automobili nel corso della vita

In media gli italiani sostituiscono la propria auto ogni 7 anni e mezzo. In pratica, nell’arco della propria vita acquistano un numero pari a 5 vetture. È quanto ha scoperto un’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat. A livello nazionale la ricerca ha messo in luce che il 15% degli automobilisti cambia l’auto ogni 5-6 anni e il 12,5% ogni 7-8 anni. Inoltre, il 5,3% degli automobilisti dichiara di sostituire la propria vettura con maggior frequenza, ovvero, al massimo ogni 2 anni, mentre il 19% lo fa non prima che siano trascorsi almeno 10 anni.

Gli uomini cambiano l’auto con più frequenza delle donne

I dati però variano a seconda del genere e dell’area geografica di residenza. Gli uomini, ad esempio, cambiano l’auto ogni 6 anni e mezzo, più frequentemente rispetto alle donne, che invece tendono a sostituire il proprio veicolo solo dopo 8 anni e mezzo. A livello territoriale, invece, emerge che gli automobilisti residenti nel Nord Italia cambiano l’auto più spesso, in media, prima del suo settimo compleanno, mentre al Sud e nelle Isole ogni 7 anni e mezzo, e nel Centro Italia addirittura ogni 8 anni e 3 mesi. 

Perché si sostituisce l’automobile?

In generale, la prima ragione che spinge gli italiani ad acquistare un nuovo modello è l’età del mezzo. Il 55% dei rispondenti dichiara infatti di cambiare la propria auto solo quando questa diventa vecchia. Il 36% degli intervistati, invece, spiega di aver sostituito l’auto perché la precedente aveva fatto troppi chilometri, mentre il 25,6% perché non era più adatta alle esigenze familiari.  E se il 17,6% ha dovuto comprare un nuovo veicolo perché il precedente si era danneggiato a causa di un sinistro, non mancano coloro che cambiano l’auto abitualmente solo dopo pochi anni perché vogliono guidare un mezzo sempre nuovo (10,8%).

La prima auto si acquista a 26 anni e mezzo

Se è vero che la patente di guida si prende normalmente intorno ai 20 anni, e che all’inizio molti utilizzano un veicolo di famiglia, per l’acquisto della prima auto gli italiani attendono, in media, fino a 26 anni e mezzo. Sebbene non vi siano differenze significative tra uomini e donne l’età varia in modo più marcato a livello territoriale. Nel Nord la prima vettura si acquista a 25 anni, nel Centro dopo i 26 anni e al Sud e nelle Isole addirittura solo dopo il 27 anni. In media, poi, questo veicolo lo si cambia dopo 8 anni e mezzo, con differenze tra uomini e donne. I primi cambiano la prima auto, in media, dopo 7 anni e 4 mesi, mentre le donne solo dopo quasi 10 anni.  A livello geografico, invece, la prima auto dura più nel Centro Italia (9 anni e 8 mesi) e al Sud e nelle Isole (poco più di 8 anni e 7 mesi), mentre nel Nord viene sostituita, in media, prima degli 8 anni di età.

Boom di furti di dati personali sul web, soprattutto sui siti di intrattenimento

L’uso più intenso del web durante la pandemia ha sicuramente offerto ai cybercriminali molte occasioni in più per sferrare gli attacchi. Rispetto al primo semestre del 2020, infatti, nella seconda metà dell’anno gli utenti italiani che hanno ricevuto un avviso di un attacco informatico ai danni dei propri dati personali sono aumentati del 56,7%. Il dato si riferisce in particolare agli alert relativi a informazioni ritrovate sul dark web, che risultano quasi il doppio di quelle rilevate sul web pubblico. A quanto emerge dall’Osservatorio Cyber, realizzato da CRIF, gli account legati ai siti di intrattenimento, soprattutto di giochi online e streaming, sono quelli maggiormente esposti alla sottrazione di dati personali (51,5%).

L’Italia è tra i Paesi più colpiti

Secondo l’Osservatorio, nel secondo semestre del 2020, oltre ai siti di intrattenimento, i furti dei dati personali sono avvenuti maggiormente nei social media (31,8%), nei siti di e-commerce (10,7%), nei forum e in altri siti web (5,9%).

Scorrendo invece la classifica dei Paesi più colpiti dal furto di email e password ai primi posti si piazzano USA, Russia, Francia e Germania, seguiti dal Regno Unito e dall’Italia. Quanto ai continenti più soggetti a scambio di dati illeciti di carte di credito, la graduatoria è guidata dal Nord America, seguito da Europa e Asia, e in fondo alla classifica, da Africa e Oceania. Tra le singole nazioni, in vetta sempre gli Stati Uniti, seguiti da Francia e Brasile, mentre l’Italia occupa l’undicesima posizione

Quali dati circolano sul dark web?

I dati personali che prevalentemente circolano sul dark web, pertanto più vulnerabili, risultano le password, gli indirizzi email individuali o aziendali, gli username, e i numeri di telefono. Questi preziosi dati di contatto potrebbero essere utilizzati per cercare di compiere truffe, ad esempio attraverso phishing o smishing. Non mancano però scambi di dati con una valenza finanziaria, come carte di credito e IBAN. Se quelli ritrovati sul dark web sono per la maggior parte account email personali, si nota però una certa accelerazione sul fronte delle violazioni sugli account business, che nel giro di 6 mesi hanno visto un incremento del +27,8%.

Le password più utilizzate

Secondo un’analisi delle password rilevate sul dark web, al primo posto della top 10 delle password più utilizzate nel secondo semestre 2020 si trova “123456”, seguita da “123456789” e da “qwerty”. Si tratta pertanto di combinazioni di numeri e lettere molto semplici, facilmente intercettabili da parte degli hacker. D’altro canto, l’utilizzo di queste password rivela la poca esperienza o la pigrizia di una parte di utenti, che spesso non seguono le più elementari regole per proteggersi da eventuali intrusioni, come scegliere password lunghe e diverse per ogni account importante, combinazioni di lettere, numeri e simboli, prive di legami con informazioni personali. Sarebbe consigliabile però anche prestare la massima attenzione all’utilizzo delle reti WiFi pubbliche, dove anche la password più sicura potrebbe essere intercettata.

Cosmetica, nel 2020 -12,8% di fatturato, ma e-commerce +42%

Nel 2020 l’impatto del Covid sul settore della cosmetica fa flettere il fatturato globale del 12,8%, e l’export del 16,5%. Solo l’e-commerce ha mostrato dati positivi. Il suo valore ha infatti raggiunto 700 milioni (+42% rispetto al 2019), portando il retail digitale al quarto posto tra i canali di distribuzione, con un peso del 7,4% sul totale del mercato nel 2020. Secondo i dati preconsuntivi 2020, il fatturato globale del settore ha sfiorato i 10,5 miliardi di euro (-12,8%), ma in calo risultano anche i valori del mercato interno (-9,6%). Sono i numeri che emergono dall’indagine congiunturale presentata dal Centro Studi di Cosmetica Italia.

Limitazioni e incertezze colpiscono l’export e i canali professionali

Risentendo delle limitazioni e delle incertezze a livello internazionale, secondo l’indagine le esportazioni hanno raggiunto un valore di oltre 4 miliardi (-16,5%), mentre è vicino a 1,9 miliardi il valore della bilancia commerciale. L’analisi dell’andamento dei canali distributivi evidenzia le dinamiche di reazione alla pandemia, condizionate dalla specializzazione di riferimento oltre che dalle limitazioni che li hanno riguardati. I canali professionali acconciatura (-28,5%) ed estetica (-30,5%) risentono infatti delle chiusure forzate del primo lockdown, oltre che, soprattutto per l’estetica, delle ulteriori restrizioni per area geografica con riferimento alle regioni in zona rossa.

Profumeria ed erboristeria condizionate dalle nuove modalità di acquisto

Pesanti contrazioni si registrano anche nelle vendite dirette (porta a porta e per corrispondenza), che chiudono l’anno a -30% rispetto al 2019. Condizionata dalle nuove modalità di acquisto, che hanno spostato i consumi verso altri canali, la profumeria, che cala del -27%. Segnali di difficoltà arrivano anche dall’erboristeria (-26%), con andamenti diversi tra monomarca e punti vendita tradizionali, riporta Askanews. Farmacia e grande distribuzione sono invece i canali che, seppur con dati in contrazione, hanno contenuto i cali. La farmacia chiude infatti il 2020 con un trend attorno al -2,5%, analogamente alla grande distribuzione. Quest’ultima continua a rappresentare oltre il 41% dei consumi cosmetici.

Le prospettive per il 2021 tuttavia sono positive

“Le prospettive di ripresa per il 2021, seppur distanti dai valori del 2019, sono legate alla natura anticiclica del comparto. Il cosmetico è infatti un bene indispensabile, come la stessa pandemia ci ha ricordato – commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia -. Lo scorso anno abbiamo assistito a un’accelerazione nel cambiamento dei modelli di comportamento, alla ridefinizione degli equilibri internazionali e all’evoluzione dell’organizzazione del lavoro e delle relazioni personali: fenomeni che verosimilmente si sarebbero concretizzati nel medio periodo – sottolinea Ancorotti -. Le imprese sentono da un lato la spinta alla ripartenza, dall’altro hanno però bisogno di nuove e solide condizioni per potersi realizzare, accompagnate da un piano governativo capace di affiancarle, anche in termini di promozione del Made in Italy”.

Esigenze di mercato e laser industriali

In virtù dell’avvento dei laser industriali, oggi riusciamo ad ottenere dei risultati che i laser di vecchia generazione non riuscivano a raggiungere. È aumentato infatti il livello di precisione, così come la facilità di gestione di questo strumento, che per gran parte delle operazioni è gestito direttamente da un robot.

I settori in cui viene adoperato il laser industriale sono quello aerospaziale, estetico, medico, scientifico e automobilistico, giusto per citare alcuni esempi di quelli che sono gli ambiti in cui tale strumento è maggiormente impiegato. È facilmente intuibile dunque il motivo per il quale sono così tante le aziende che optano per questo tipo di soluzione e che benefici hanno rispetto al taglio manuale o i dispositivi di vecchia generazione.

Quali sono i vantaggi del laser industriale?

Il principale vantaggio di un laser industriale è quello di consentire un taglio di grandissima precisione anche per quel che riguarda le curvature, ma non solo. Questo ottimo strumento è infatti in grado di garantire grande precisione anche nelle operazioni di saldatura e marcatura di ogni tipo di materiale, precisione e una qualità di lavorazione facile da riconoscere.

Chiaramente vi sono dei vantaggi anche a livello economico per l’azienda che decide di adottare un laser industriale, in quanto vi è una minore necessità di manodopera e un inferiore numero di ore lavorative necessarie per produrre lo stesso numero di pezzi.

Uno strumento in grado di rispondere alle necessità di mercato

Un laser industriale di nuova generazione è perfettamente in grado di rispondere alle richieste di mercato e dunque alle necessità dei clienti finali. Proprio da tali richieste era nata la necessità di individuare soluzioni che riuscissero a consentire i produttori di mantenere inalterata la qualità velocizzando però i tempi necessari per la produzione.

Questo è il motivo per il quale sono sempre più le aziende che decidono di dotarsi di uno strumento di questo tipo riuscendo dunque a rispondere in maniera efficace alle necessità di mercato.

Valorizzare ogni tipo di ambiente grazie ai faretti da incasso

I faretti da incasso sono un’ottima soluzione per creare dei giochi di luce sulle pareti di una casa così come sul prospetto esterno. Il fascio di luce (anche inclinata se lo si desidera) che essi creano infatti, è in grado di cambiare letteralmente volto ad ogni tipo di ambiente rendendolo subito più elegante e piacevole da guardare, ma anche in grado di valorizzare elementi di arredo o angoli particolarmente suggestivi. La loro particolarità è quella di riuscire ad arricchire ogni ambiente da noi prescelto senza che i faretti siano in realtà visibili: essi infatti, sono ad esempio particolarmente adatti per essere inseriti nei controsoffitti e possono essere tranquillamente verniciati a piacimento, magari dello stesso colore del nostro controsoffitto, così da mimetizzarsi perfettamente e diventare praticamente invisibili. Ne esistono di diversi formati e capacità di luce, e navigando sul web puoi farti un’idea molto precisa e visionare in anteprima tantissimi modelli tra i quali poter scegliere.

Scoprirai che esistono faretti da incasso di forma rotonda e quadrata ad esempio, perfetti per i tuoi progetti ed estremamente semplici da installare grazie alle pratiche viti di fissaggio che rendono molto più pratica e veloce questa operazione. Si tratta di una soluzione davvero geniale per conferire maggiore eleganza e vivacità ad una parete che altrimenti sarebbe tristemente “spoglia” e per nulla valorizzata, ed oggi è particolarmente apprezzata proprio perché si è sempre più attenti nel ricercare e adottare tutte quelle soluzioni in grado di conferire maggior valore agli ambienti in cui viviamo. Sia che tu voglia valorizzare una parete interna o esterna tramite il fascio di luce prodotto dai faretti, sia che tu abbia deciso di installarli all’interno di un controsoffitto, i faretti da incasso rappresentano la soluzione ideale per consentirti di aggiungere quel tocco di personalizzazione in più agli ambienti in cui vivi.