Occupazione: a giugno il valore più alto dal 1977

Secondo i dati Istat, l’occupazione è a livelli record, con un tasso che sale al 60,1% (+0,2%), mentre quello della disoccupazione è stabile all’8,1%, e il tasso di inattività scende al 34,5%. Dopo il calo registrato a maggio nel mese di giugno 2022 il numero di occupati torna infatti ad aumentare, e supera nuovamente i 23 milioni per effetto della crescita dei dipendenti permanenti. Rispetto a giugno 2021, in Italia l’incremento di oltre 400 mila occupati è determinato appunto dai dipendenti, che a giugno di quest’anno ammontano a 18 milioni e100 mila, il valore più alto dal 1977, il primo anno della serie storica.

Il numero di occupati cresce anche rispetto a maggio: +86mila

Anche rispetto a maggio, a giugno cresce quindi il numero di occupati e diminuisce quello di disoccupati e inattivi. L’occupazione aumenta del +0,4%, pari a +86 mila occupati, per entrambi i sessi, per i dipendenti permanenti e in tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni, tra quali il tasso diminuisce. Ed è in calo anche tra gli autonomi e i dipendenti a termine. Il lieve calo del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, pari a -4mila unità rispetto a maggio) si osserva tra le donne e tra chi ha più di 25 anni d’età.

Disoccupazione stabile all’8,1%, inattivi -0,2% 

Quanto al tasso di disoccupazione, è stabile all’8,1% e sale al 23,1% tra i giovani (+1,7%). La diminuzione del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,7%, pari a -91mila unità) coinvolge gli uomini, le donne e le classi d’età al di sotto dei 50 anni, mentre il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,2%). Confrontando il secondo trimestre del 2022 con il primo trimestre dell’anno si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,4%, per un totale di 90mila occupati in più. La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla diminuzione sia delle persone in cerca di lavoro (-3,8%, pari a -81mila unità), sia degli inattivi (-0,5%, pari a -61mila unità).

Diminuisce anche il numero di persone in cerca di lavoro: -13,7%

Inoltre, riporta Adnkronos, a giugno 2022 il numero di occupati supera quello di giugno 2021 dell’1,8% (+400 mila unità). L’aumento è trasversale per genere ed età, l’unica variazione negativa si registra tra i 35-49enni per effetto della dinamica demografica. Il tasso di occupazione, in aumento di 1,6 punti percentuali, sale infatti anche tra i 35-49enni (+0,9 punti) perché in questa classe di età la diminuzione del numero di occupati è meno marcata di quella della popolazione complessiva. Rispetto a giugno 2021, diminuisce anche il numero di persone in cerca di lavoro (-13,7%, pari a -321 mila unità) e il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni (-3,0%, pari a -400mila).

In vacanza: sì, ma con Micio e Fido

Gli animali domestici sono sempre di più parte integrante della famiglia. Proprio per questo non sorprende scoprire che saranno ben 6 milioni gli italiani che partiranno per le vacanze in compagnia del loro amico a quattro zampe. Lo rivela l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different, che segnala che fra i proprietari che partiranno per una pausa estiva, più di 1 su 3 (34,5%) lo farà insieme a Fido o Micio. La percentuale sale al 42,4% fra chi possiede un cane e raggiunge addirittura il 58,7% tra i 45-54enni.

Ferie a misura di pet

Dall’indagine è emerso come quasi il 50% dei proprietari abbia ammesso di tenere in considerazione le esigenze del proprio animale nella pianificazione delle vacanze: in particolare 6 padroni su 10 prima di scegliere la meta del soggiorno si informano se siano ammessi animali domestici, il 24,4% ha dichiarato di scegliere mete raggiungibili in auto, mentre 5,4 milioni, semplicemente, scelgono posti vicini al loro luogo di residenza.
Non solo; 11,2 milioni di proprietari sono disposti a pagare di più affinché l’animale goda di maggiori servizi e, nonostante l’inflazione e il rincaro generale dei beni che sta mettendo a dura prova gli italiani, la percentuale di chi è disposto a pagare di più per far star bene il proprio animale in vacanza risulta più alta del 13,6% rispetto al 2020.
Per queste vacanze, l’alloggio preferito risulta essere in strutture ricettive come alberghi, agriturismi, hotel e B&B, scelti da 2,3 milioni di possessori di animali (38,5%).

In viaggio senza pensieri

Sebbene quasi 1 proprietario su 2 (45,9%) sia disposto a spendere di più pur di avere maggiori servizi per l’amico a quattro zampe, sono ancora tanti i padroni che non pensano a tutelare i loro animali con un’assicurazione che li metta al riparo da eventuali imprevisti durante le ferie e, addirittura 8,4 milioni (34,5%), tra chi possiede un animale, non sanno neanche che esistano polizze specifiche per Fido e Micio. In merito alle assicurazioni specifiche, è interessante notare che oltre alla tradizionale copertura RC contro eventuali danni arrecati a terzi e al rimborso delle spese in caso di malattia o infortunio, alcuni prodotti mettono a disposizione una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di vacanze pet friendly, con un supporto che va dalla ricerca della struttura ricettiva più adatta, fino alla spiaggia o ai ristoranti a misura di “cane e gatto”. Attenzione, però, sottolineano gli esperti di Facile.it: per godere delle coperture, l’amico a quattro zampe deve essere dotato di microchip o tatuaggio, altrimenti l’assicurazione non rimborsa.

Frodi creditizie: nel 2021 +31,1% casi, ma importo medio stabile

Nel 2021 i casi rilevati in Italia di frodi creditizie sono oltre 28.600, +31,1% rispetto al 2020. L’aumento è dovuto al continuo sviluppo degli acquisti online, che ha contribuito alla crescita dei casi perpetrati sui canali virtuali, dove le verifiche possono essere meno efficaci. Complessivamente, però, il danno stimato risulta stabile rispetto al 2020, raggiungendo 124,6 milioni di euro. Al numero maggiore di casi corrisponde infatti una diminuzione dell’importo medio frodato, pari a 4.350 euro, -23,3%. Il numero di casi rilevati si è concentrato infatti su importi inferiori a 1.500 euro (+52%), a dimostrazione di come le organizzazioni criminali ormai non disdegnino le operazioni fraudolente su beni di importo più contenuto. È quanto emerge dagli ultimi dati registrati dall’Osservatorio sulle Frodi Creditizie e i furti di identità realizzato da CRIF-MisterCredit.  

Più frodi su prestiti personali e carte di credito

Si registra, inoltre, un aumento dei casi di frode con importi compresi tra 5.000-10.000 euro (+45,7%), e quelli con valore superiore ai 10.000 euro (+13,9%). Risultano in calo solamente i casi di importo compreso tra 1.500-3.000 euro (-28,9%) e tra 3.000-5.000 euro (-10,1%). Tra le forme di credito in cui si registra il maggior numero di casi fraudolenti, i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi (auto, moto, articoli di arredamento, elettronica, elettrodomestici), che nonostante rappresentino la tipologia più colpita (34,4%), segnano una flessione del -30% circa. Al contrario, aumentano le frodi sui prestiti personali (+56,6%,  22,5%), mentre quelle sulle carte di credito crescono del + 59,7%.
Nel 2021 iniziano poi a emergere anche casi di frode sulla rateizzazione di acquisti e-commerce (le formule ‘Buy now, pay later’), anche se ricoprono una fetta residuale (0,2%).

L’identikit delle vittime

La maggioranza delle vittime è rappresentata da uomini (63,5%), e si conferma come fascia di età più colpita quella degli under 30 (+8,0%), mentre diminuiscono gli over 60 anni (-6,9%). La fascia compresa tra 41-50 anni segue i più giovani come segmento maggiormente colpito dal fenomeno (22,5%). Per quanto riguarda le regioni in cui sono state rilevate le frodi, la ripartizione dei casi mostra una maggiore incidenza in Campania (16,7%) Sicilia, Lombardia e Puglia, seguite da Lazio e Calabria.

Si conferma l’utilizzo preponderante della carta di identità contraffatta

Analizzando gli alert sui documenti identificativi emersi dalle interrogazioni fatte ai servizi prevenzione frodi gestiti da CRIF, e dai dati SCIPAFI delle banche, si conferma l’utilizzo preponderante della carta di identità come documento identificativo (80,7%), seguito dalla patente (17,7%). In particolare, l’1,9% dei documenti presentati in fase di identificazione anagrafica è una carta di identità contraffatta, oppure valida ma non riconducibile al soggetto. Per le patenti nel 4,1% dei casi si tratta di patenti inesistenti o non appartenenti al soggetto. In controtendenza rispetto al 2020, i tempi di scoperta delle frodi si stanno accorciando: il 42,4% dei casi viene scoperto entro i primi sei mesi (36,3% nel 2020), e al contempo, diminuiscono i casi scoperti dopo oltre 3 anni (-11,3%).

Pari opportunità: sistema nazionale certificazione di genere per abbattere divario

Quello delle pari opportunità è nel nostro Paese un tema particolarmente delicato e soprattutto da risolvere. Per superare il gender gap un importante aiuto arriva dal Sistema nazionale della parità di genere. Una normativa importantissima (anche per la parità retributiva) in grado di innescare meccanismi di cambiamento interno alle aziende che sono quanto mai urgenti e necessari. L’Italia è al quattordicesimo posto tra i Paesi Ue nella classifica dell’Indice sull’uguaglianza di genere elaborato da Eige (European institute for gender equality). Eppure colmare la parità tra donna e uomo in ogni ambito della vita privata e pubblica consentirebbe di avere un impatto molto positivo sul pil, valutato in percentuale tra il 9 e l’11%. L’analisi dell’Osservatorio di 4.Manager rivela che le posizioni manageriali femminili sono ferme al 28% del totale e la quota si riduce al 19% se consideriamo le posizioni regolate da un contratto da dirigente, seppur il 31% delle imprese stia adottando strategie significative per favorire la convergenza lavorativa tra uomini e donne. 

“Gap retributivo e il miglioramento dei tempi di vita e lavoro”

“Il gap retributivo e il miglioramento dei tempi di vita e lavoro – commenta Stefano Cuzzilla, presidente 4.Manager e Federmanager – sono le aree di intervento che richiedono maggiore urgenza nel nostro Paese L’attuale crisi bellica ed energetica ha acuito i divari economici e sociali emersi durante la Pandemia, escludendo ancor più le donne dal mondo del lavoro con effetti negativi su tutto il settore economico e produttivo. Per crescere abbiamo bisogno delle competenze delle donne ma anche di un sistema organizzativo che sia in grado di valorizzarle. Il sistema di Certificazione di genere e la normativa di riferimento approvata recentemente, sono una strada effettiva che permette di azionare un meccanismo virtuoso nelle aziende con ricadute riparative importanti sulle disparità di genere. L’esperienza ci dimostra che le aziende con governance mista sono più competitive e reagiscono meglio nei contesti di crisi. L’equilibrio di genere fa crescere il pil”.

Solo al 28% le posizioni manageriali femminili

Oggi in Italia, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio 4.Manager, le posizioni manageriali femminili sono solo il 28% del totale e la quota si riduce al 19% se consideriamo le posizioni regolate da un contratto da dirigente, con un incremento annuo che è solamente dello 0,3% in più negli ultimi 10 anni. L’indagine condotta su un campione di 6000 imprese manifatturiere italiane indica che solo il 14% sono a conduzione femminile contro il 79% a conduzione maschile. In particolare le imprese a guida femminile operano per il 21% nel settore tessile e si concentrano per il 19% nel Sud Italia. Ciò significa una propensione alla concentrazione solo in alcuni settori industriali e all’auto impiego da parte soprattutto di donne del Mezzogiorno d’Italia. Le imprese femminili del settore manifatturiero hanno un ridotto grado di innovatività, ma hanno una propensione alla transizione sostenibile molto elevata: solo il 12% di quelle femminili è altamente innovativa contro l’88% di quello maschile, di contro il 66% delle imprese femminili ha una propensione alla transizione sostenibile contro il 34% di quelle maschili.

Credito al dettaglio, le famiglie continuano a sceglierlo

Le famiglie si affidano al credito per coronare e realizzare i loro desideri. Lo conferma il fatto che le previsioni indicano che nel triennio 2022-2024 il credito alle famiglie crescerà di circa il 3% medio annuo, sebbene esistano possibili tensioni sui tassi di default che toneranno a salire da quest’anno. Sono alcune delle evidenze che emergono dalla 52^ edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia.

I principali indicatori 

Il report evidenzia che le erogazioni di credito al consumo registrano un deciso rimbalzo (+15.7% rispetto al 2020) e quelle di mutui immobiliari alle famiglie consumatrici una crescita a doppia cifra (+10.8%). Nonostante le incertezze generate dal contesto geopolitico e dall’inflazione in aumento, anche nei primi tre mesi del 2022 la crescita prosegue per il credito al consumo (+11.6%) e per i mutui d’acquisto abitazione (+9.5%). Tale trend è il risultato della ripresa della domanda delle famiglie e di politiche creditizie degli operatori meno restrittive, seppure più prudenti rispetto al periodo pre-Covid.

Prestiti personali o per acquistare beni e servizi

Nel dettaglio, i prestiti personali, che avevano risentito più di altri prodotti della crisi innescata dalla pandemia, evidenziano una forte crescita nei primi tre mesi del 2022 (+33%), che riporta i volumi sui valori pre-Covid. Anche per i finanziamenti finalizzati all’acquisto di altri beni/servizi (destinati a sostenere le vendite di settori merceologici quali arredo, elettronica ed elettrodomestici, energie rinnovabili, ciclomotori e altri beni e servizi finanziabili) nel corso del primo trimestre del 2022 l’evoluzione è positiva (+8.1%), sebbene in rallentamento rispetto al 2021 (+14.9%) per via principalmente della minore crescita dei finanziamenti per elettronica/elettrodomestici. All’interno dell’aggregato hanno mostrato più vivacità i prestiti destinati ad acquisto di mobili/arredamento, legati alle nuove esigenze abitative e quelli finalizzati ad acquisti di ciclomotori, grazie anche al sostegno degli ecoincentivi.

I mutui immobiliari

Le erogazioni di mutui immobiliari alle famiglie consumatrici chiudono il 2021 con una crescita a doppia cifra (+10.8%) grazie al traino dei mutui con finalità d’acquisto abitazione.
Nel primo trimestre 2022 l’evoluzione complessiva è negativa (-6.4%), per via del crollo delle surroghe (-73.1%), mentre tiene la componente acquisto (+9.5%). Tale risultato si inserisce in un quadro caratterizzato dalla prosecuzione degli incentivi governativi (agevolazioni ai giovani, bonus prima casa, superbonus 110%), nel quale le compravendite immobiliari residenziali evidenziano un’evoluzione ancora positiva (+34.1% nel 2021 e +12% nel primo trimestre 2022).

Per gli italiani il digitale migliora la vita, ma aumentano le cyberpaure 

Le piattaforme web sono una componente irrinunciabile della vita quotidiana degli italiani. Il digitale migliora la vita, è vero, ma aumentano anche le cyber-paure, e 6 italiani su 10 temano per la propria sicurezza informatica. E riguardo il grande tema del 5G, la maggioranza degli italiani risulta favorevole. È quanto emerge in sintesi dal secondo Rapporto sul valore della connettività in Italia, dal tema Vivere e valutare la digital life, realizzato dal Censis in collaborazione con Windtre e presentato alla Camera.

Il diritto alla connessione nella digital life 

Quanto al diritto alla connessione nella digital life, emerge che gli italiani fanno da soli. Immersi nella digital life, gli utenti ricorrono alla combinazione di infrastrutture fisse e mobili per garantirsi l’accesso sempre, ovunque e comunque. Il 71,5% dei cittadini dotati di una connessione a internet utilizza sia la rete fissa sia la rete mobile, il 17,7% solo la linea mobile, e il 10,8% solo la rete fissa. Agli operatori di rete sono richieste connessioni veloci, con un’alta qualità e fluidità dei contenuti (51,6%), connessioni affidabili, senza incorrere in interruzioni (41,7%), un servizio di assistenza rapido e facilmente accessibile in caso di guasti o di problemi amministrativi (31,1%). Il 43,9% degli italiani, il dato sale al 51,5% tra i laureati e al 55,0% tra i giovani, pagherebbe qualcosa in più pur di avere la connessione con i requisiti indicati.

Il lato oscuro della digital life ha il volto delle cyber-minacce

Il Rapporto rileva inoltre che le cyber-paure degli italiani sono ormai al primo posto della loro vita digitale. Il lato oscuro della digital life, sottolinea la ricerca, oggi ha il volto delle cyber-minacce. Il 56,6% degli italiani, e ben il 61,9% dei giovani, ha paura per la propria sicurezza informatica, ad esempio, quando svolge operazioni bancarie online. Insomma, i cyber-attacchi insidiano il diritto alla connessione, che per gli italiani va tutelato garantendo adeguate protezioni dalle minacce. I ripetuti attacchi informatici a istituzioni, imprese e cittadini fanno presa sul corpo sociale e spaventano più di quanto si tema il libero accesso alla rete da parte dei minori (34,7%), i rischi di dipendenza dal web e le minacce alla salute mentale (23,7%), e gli hater che aggrediscono le persone sul web (22,0%).

Il secondo Rapporto sul valore della connettività in Italia

Il Rapporto è stato discusso e introdotto da Roberto Basso, Director External Affairs and Sustainability Windtre. A presentare i contenuti della ricerca è stato Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, e a discutere lo studio sono stati Paolo Coppola del Team Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giusella Finocchiaro, Co-founder and Partner di DigitalMediaLaws Milano-Bologna, Alberto Gambino, Prorettore Università degli Studi Europea di Roma, Mario Staderini, direttore studi e ricerche Agcom, Francesco Verducci, Vice presidente Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza del Senato, Vania Zadro, Coordinatrice didattica Agenzia La Fabbrica.

Come si svolge il lavoro di un investigatore privato?

Un investigatore privato adopera la propria capacità di osservazione e raccolta di informazioni utili ai suoi fini.

Egli può lavorare sia per privati che per conto di aziende, ed in entrambi i casi prepara dei dettagliati report sulle attività di indagine, così da tenere sempre aggiornato il committente fornendogli tutte le informazioni via via ottenute.

Un bravo investigatore privato è dunque in grado di ottenere importanti informazioni che possono essere adoperate sia in sede civile che penale.

Ciò avviene mediante l’impiego di tecniche di investigazione che possono includere l’osservazione, il pedinamento e la produzione di fotografie e video ritenuti interessanti ai fini dell’indagine.

Egli va ad analizzare ed interpretare tutte le informazioni raccolte e le utilizza per cercare di ottenere il risultato desiderato.

Perché ingaggiare un investigatore privato?

Per quel che riguarda le indagini in ambito privato, solitamente un investigatore privato viene ingaggiato quando si parla di infedeltà coniugale ma anche controllo dei minori, episodi legati a stalker di ogni tipo e revisione degli assegni di mantenimento.

Al contrario le aziende si rivolgono ad un investigatore privato quando sospettano che determinati dipendenti possono assentarsi in maniera arbitraria dal luogo di lavoro oppure compiere dei furti sul luogo di lavoro.

Dunque le ragioni per le quali ci si può rivolgere ad un investigatore privato sono veramente molteplici.

Come agisce un investigatore privato?

Quando viene ingaggiato, un investigatore privato spiega al committente quali sono le metodologie di indagine che intende eseguire e dunque spiega quello che sarà il suo piano di azione.

Egli può avere bisogno di fare ulteriori domande al cliente, al fine di potersi calare perfettamente nel contesto in cui dovrà operare, così come adoperare internet per individuare sulla rete informazioni preziose ai fini dell’indagine.

L’investigatore può avere bisogno di rimanere appostato per ore in auto o di lavorare negli orari più insoliti. Tutto dipende chiaramente dalla persona oggetto delle indagini e dal tipo di investigazione più in generale.

Cosa può fare un investigatore privato e cosa no?

Ci sono delle cose che un investigatore può fare ed altre no. Tra le cose che egli può fare ricordiamo ad esempio la possibilità di effettuare pedinamenti, scattare delle foto e fare delle riprese video in luoghi pubblici, registrare delle conversazioni che avvengono in sua presenza, su tutti. 

Ci sono anche delle cose che un investigatore privato non può fare, perché lo prevede la legge. Parliamo ad esempio di scattare fotografie o fare video in luoghi privati e comunque fare accesso ad aree private senza autorizzazione.

È inoltre proibito ad un investigatore privato l’effettuare intercettazioni telefoniche o accedere a qualsiasi tipo di chat o altri dati sensibili di terze persone senza la loro autorizzazione.

Quanto costa un investigatore privato?

Di norma il primo contatto, e dunque la consulenza iniziale, è gratuita. Per quel che riguarda l’avvio vero e proprio delle attività di indagine invece, qui viene spiegato al cliente quello che è il costo del servizio.

Solitamente viene applicata una tariffa oraria il cui prezzo è variabile da professionista a professionista, e che potrebbe aggirarsi attorno alle 120€/100€ l’ora.

Ad ogni modo questo è un aspetto che si va ad affrontare prima di cominciare le indagini, così che il cliente possa avere in anticipo un quadro chiaro di quelli che saranno i costi da affrontare.

Conclusione

Dunque il lavoro di un investigatore privato è fatto di tante cose, piccole e grandi, che nell’insieme consentono di arrivare alla verità.

È importante per questo scegliere in maniera ponderata l’agenzia investigativa cui rivolgersi così da avere la certezza di riuscire a ottenere le prove desiderate.

Chiamate degli operatori di telemarketing, il Garante al lavoro per un codice di condotta 

Insistenti, spesso fastidiose, quasi sempre non richieste o quantomeno non desiderate: sono le chiamate degli operatori di telemarketing che vogliono proporre i loro servizi, che arrivano di continuo su telefoni fissi e cellulari. Ci potrebbe essere una buona notizia all’orizzonte, che metterebbe la parola fine a questo “tartassamento”: l’Autorità garante della Privacy sta elaborando un codice di condotta per gli operatori del telemarketing.

Uno strumento in più oltre il Registro pubblico delle opposizioni

Questo nuovo codice andrà ad affiancarsi al al Registro pubblico delle opposizioni, che entrerà in vigore il 27 luglio 2022 e che ha come scopo quello di indicare agli operatori telefonici il recapito di chi ha espresso la volontà di non essere più contattato telefonicamente per ricevere proposte di telemarketing, come scrive laleggepertutti.it. Ad occuparsi di questo codice è un comitato ad hoc costituito dal Garante e di cui fanno parte i maggiori rappresentati del settore, ossia le principali aziende committenti dei settori telecomunicazioni e energia, gli operatori e i consumatori. Il documento dovrà essere steso entro luglio, almeno in una prima bozza da presentare al Garante, così che possa entrare in vigore quasi parallelamente al Registro pubblico delle opposizioni.

Al via i lavori di stesura

I lavori di stesura, riferisce Adnkronos, partiranno prendendo spunto da linee guida che già alcuni operatori utilizzano e, naturalmente, dalle regole dettate dall’Autorità garante della Privacy negli ultimi anni, sempre più specifiche e puntuali. Lo scopo di questo accordo, oltre a quello di stabilire regole uniche e uguali per tutti da rispettare (per gli operatori) e far rispettare (per gli utenti), sarà quello di riuscire ad andare a regolamentare e individuale anche gli operatori irregolari. Questi, infatti, operando al di fuori dalla legalità, non rispettano le norme in vigore penalizzando l’intera categoria e andando a esasperare chi riceve telefonate incontrollate e moleste. Ad esempio, per quanto riguarda il Registro delle opposizioni, così come è concepito potrebbe non riuscire a contrastare gli operatori illegali poiché non sono iscritti al Registro degli operatori di comunicazione. Tra i testi che verranno utilizzati come base da cui partire per stilare il Codice di condotta ci sono quelli già utilizzati dall’associazione nazionale dei business process outsourcer (Assocontact) e dall’osservatorio imprese e consumatori (Oic). Secondo quanto spiegato dal presidente di Assocontact, Lelio Borgherese, che già dal 2016 applica un codice di autoregolamentazione, la redazione del Codice di condotta con il coinvolgimento delle aziende committenti, voluto dal Garante, è la strada giusta per coordinare l’azione di tutti gli stakeholder e mettere fuori gioco chi viola le regole.

Arrivano gli incentivi auto 2022: bonus tra 2.000 e 5.000 euro

È ufficiale: anche per il 2022 sono disponibili i bonus per l’acquisto di un veicolo a basse emissioni di CO2. Da martedì 17 maggio i contratti d’acquisto di veicoli a due e quattro ruote non inquinanti potranno infatti ottenere un bonus tra 2.000 e 5.000 euro. Gli incentivi auto 2022 prevedono uno stanziamento di 650 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022-2023-2024, somma che rientra tra le risorse approvate dal Governo nel Fondo automotive, per il quale è stata prevista una dotazione finanziaria complessiva di 8,7 miliardi di euro fino al 2030. In particolare, la somma per il 2022 viene riparta per l’acquisto di auto di categoria M1 (elettriche, ibride plug-in, endotermiche a basse emissioni), e motocicli e ciclomotori (non elettrici, elettrici), e commerciali di categoria N1 e N2.

Aggiornati anche i limiti di prezzo di listino

Per le auto con emissioni comprese tra 0-135 g/km CO2, Euro 6, sono stati aggiornati i limiti di prezzo di listino del veicolo nuovo e gli importi dei contributi concessi, tenuto conto della fascia di emissione e della presenza del veicolo da rottamare.
Per la fascia 0-20 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 35.000 euro e il contributo è di 3.000 euro senza rottamazione e 5.000 euro con rottamazione. Per la fascia 21-60 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 45.000 euro e il contributo è di 2.000 euro senza rottamazione e 4.000 euro con rottamazione. Per la fascia 61-135 g/km CO2 il prezzo di listino non deve essere superiore a 35.000 euro e il contributo è di 2.000 euro esclusivamente con la rottamazione.

Contributi anche per veicoli in car-sharing

Possono accedere a tali contributi le persone fisiche, mentre le persone giuridiche, a cui è riservata una quota del 5% delle risorse stanziate per la categoria M1, possono prenotare i contributi solo per le fasce 0-20 e 21-60 g/km CO2 se i veicoli sono impiegati in car-sharing con finalità commerciali. Per motocicli e ciclomotori sono stati introdotti anche contributi per i veicoli non elettrici (40% del prezzo di acquisto fino a 2.500 euro). Il contributo è riconosciuto solo alle persone fisiche che acquistano un veicolo non inferiore a euro 5 e rottamano un veicolo della stessa categoria. Il contributo, per le Pmi, comprese le persone giuridiche, è previsto esclusivamente per i veicoli con alimentazione elettrica con contestuale obbligo di rottamazione.

Cambiano gli importi per le categorie N1 e N2

Cambiano gli importi dei contributi per i veicoli di categoria N1. riporta Adnkronos: 4.000 euro con MTT fino a 1,5 tonnellate, 6.000 euro con MTT superiore a 1,5 e fino a 3,5 tonnellate. Per i veicoli di categoria N2, 12.000 euro con MTT superiore a 3,5 e fino a 7 tonnellate, e 14.000 euro con MTT superiore a 7 e fino a 12 tonnellate. Sono stati inoltre stabiliti i requisiti per il mantenimento della proprietà del veicolo acquistato con l’incentivo, ovvero, 12 mesi nel caso di acquirente persona fisica e 24 mesi nel caso di persona giuridica.

Salute e benessere sono le principali fonti di felicità

Secondo l’ultima edizione del Global Happiness di Ipsos il 67% dei cittadini a livello mondiale dichiara di essere felice, in aumento sia rispetto a metà 2020 sia rispetto a metà 2019, ma comunque in percentuale più bassa rispetto a 10 anni fa. Tra le principali fonti di felicità, quelle relative alla sfera personale e relazionale, come salute fisica e mentale, relazioni e famiglia, e il purpose. Tra i 30 Paesi esaminati la felicità è maggiormente diffusa nei Paesi Bassi e in Australia, con percentuali rispettivamente dell’86% e dell’85%, seguiti da Cina e Gran Bretagna (83%), India (82%), Francia e Arabia Saudita (81%), e Canada (80%). La felicità è meno diffusa in Turchia (42%) e Argentina (48%), mentre l’Italia si posiziona circa a metà della classifica (66%).

Pre e post Covid-19, com’è cambiata la felicità?

Se la quota di chi si dichiara felice è aumentata di 4 punti percentuali rispetto a luglio-agosto 2020 e di 3 rispetto a maggio-giugno 2019, continua a rimanere una percentuale più bassa rispetto a quella registrata a novembre-dicembre 2011 e ad aprile-maggio 2013 (77%). 
Rispetto a 10 anni prima, è in calo nella maggior parte dei Paesi esaminati, in particolare in Turchia (-47), e nonostante un notevole aumento negli ultimi due anni, in Argentina (-20).  In Italia, il livello di felicità è aumentato di 4 punti rispetto ad agosto 2020 e di 9 rispetto a giugno 2019, ma è in calo di 7 punti rispetto al livello massimo rilevato a dicembre 2011 (73%).

Le principali fonti di felicità nel mondo

A livello internazionale, le prime 5 fonti di felicità citate sono salute fisica e benessere (54%), salute mentale e benessere (53%), relazione con il partner/coniuge (49%), sentire che la propria vita abbia senso e significato (49%), figli (48%), condizioni di vita (47%), sicurezza e protezione personale (46%), sentire di avere controllo della propria vita (44%), stare nella natura (43%), avere un lavoro/impiego importante e avere più soldi (42%). In Italia le principali fonti di felicità risiedono in salute fisica/mentale e benessere, relazione con il partner/coniuge, lavoro/impiego importante, e a pari merito, figli, condizioni di vita e stare nella natura. Le meno importanti, situazione finanziaria personale, avere più soldi, beni materiali posseduti, essere riconosciuta come una persona di successo e il tempo speso sui social media.  

Felicità e fiducia dei consumatori

Il sondaggio Ipsos ha poi riscontrato una forte relazione tra il livello di felicità dichiarato e la fiducia dei consumatori. Infatti, è presente un’elevata correlazione tra la percentuale di intervistati che si dichiara molto o piuttosto felice e l’Ipsos Consumer Confidence Index, che indica un coefficiente pari a 0,73. L’indice di fiducia dei consumatori riflette infatti il sentiment dei consumatori in merito alla propria situazione finanziaria e il comfort di acquisto, economia, posti di lavoro e investimenti.