Mese: Marzo 2022

Per 6 pubblici esercizi su 10 la ripartenza sarà nel 2023

Per il 73% degli esercenti, a causa delle lunghe limitazioni imposte per arginare la pandemia da Covid-19, e la conseguente contrazione dei consumi, il calo del volume di affari è stato verticale. Per loro il ritorno ai fatturati pre-Covid non arriverà prima del 2023. Nel 2021 gli italiani hanno speso oltre 24 miliardi di euro in meno nei servizi di ristorazione rispetto al 2019 (-27,9%). Insomma, il 2021 non è stato l’anno della ripartenza per tutti: solo per il 16% dei pubblici esercizi, per i quali i fatturati però non sono mai cresciuti più del 10%. L’ufficio studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, ha illustrato lo stato di salute del comparto nel tradizionale rapporto annuale realizzato in collaborazione con Bain&Company e Tradelab.

Cessano le attività, ma non nascono nuove imprese

“La naturale conseguenza di questa dinamica, e del relativo clima di sfiducia che si è sviluppato attorno al settore, è stata la scomparsa di 194mila posti di lavoro rispetto al periodo pre-Covid”, segnala Fipe. Insomma, le restrizioni imposte per il contenimento della pandemia stanno ancora facendo sentire i loro effetti. Per il secondo anno consecutivo si conferma poi la forte frenata della nascita di nuove imprese (‘solo’ 8.942 nel 2021), a fronte di un’impennata delle cessazioni di attività (23mila). E tra il 2020 e il 2021 le imprese che hanno chiuso i battenti sono oltre 45mila, riferisce Adnkronos.

Per l’86% delle imprese fatturato 2021 ancora sotto i livelli pre-Covid

Se per l’86% delle imprese il fatturato nel 2021 è ancora al di sotto dei livelli del 2019, dopo l’emergenza Covid l’impennata dei costi di materie prime ed energia sta paralizzando il settore.
L’87% degli imprenditori ha registrato infatti un aumento della bolletta energetica fino al 50% e del 25% per i prodotti alimentari. Rimangono tuttavia contenuti gli aumenti dei prezzi ai consumatori: a febbraio 2022 lo scontrino medio è salito solo del 3,3% rispetto a un valore generale dei prezzi aumentato del 5,7%. Il 56,3% di bar e ristoranti non prevede di rivedere a breve il rialzo dei propri listini prezzi.

L’impennata dei costi incide sulle previsioni di crescita

“La fotografia scattata attraverso il nostro rapporto – sottolinea il presidente Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe-Confcommercio, – si arricchisce di ulteriori elementi di stringente attualità. Il deflagrare del conflitto bellico in Ucraina sta infatti avendo e continuerà ad avere un impatto fortissimo sulle nostre attività, sia per gli effetti sulla dinamica dei prezzi delle materie prime energetiche e sull’approvvigionamento di specifiche materie prime alimentari, sia per le giuste e necessarie sanzioni elevate dalla comunità internazionale a carico della Russia”. 
L’impennata dei costi di gestione incide quindi sulle previsioni di crescita, con il 62% delle imprese che ritiene verosimile un ritorno ai livelli pre-crisi solo nel 2023. Incertezza che si acuisce a causa della minore propensione degli italiani a spendere in bar e ristoranti dovuta, secondo il 43% degli imprenditori, principalmente agli effetti del carovita.

PNRR, per i manager è un’occasione unica per rilanciare il Paese

Per l’83% dei manager italiani il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un’occasione unica per modernizzare e rilanciare il Paese dopo gli anni di crisi sanitaria. Dai dati della survey condotta da EY e Swg sul sentiment e la fiducia sull’impatto del Recovery Plan, emerge una certa fiducia nei confronti dell’azione svolta dal Governo (70%), ma per quasi il 40% l’importanza attribuita al PNRR rischia di mettere in secondo piano altre priorità per il futuro del Paese. Anche la riforma fiscale riveste un ruolo strategico: popolazione e manager sono infatti allineati nel ritenere il sistema di oggi poco efficace, equo ed efficiente. Secondo l’85% dei manager e l’83% della popolazione, la complessità del sistema fiscale italiano è un ostacolo alla competitività internazionale delle imprese, e secondo l’86% dei manager, la sua complessità ostacola l’ingresso di investimenti esteri.

Riforme

Un’ampia quota della popolazione e 1/3 dei manager intervistati affermano però di non conoscere o comprendere i vari aspetti del Piano in maniera adeguata. In relazione al raggiungimento degli scopi previsti, oltre un terzo degli intervistati (34% popolazione e 36% manager) indica che gli obiettivi a oggi conseguiti con il PNRR sono inferiori rispetto a quanto concordato in sede europea, suggerendo un certo scetticismo generale sullo stato della sua attuazione. Quanto alle riforme percepite più importanti tra quelle previste dal Piano, vi sono la realizzazione delle infrastrutture tecnologiche (50%), le riforme della PA (48%) e della giustizia amministrativa (oltre il 30%), e quelle del fisco e della giustizia civile (32%).

Sistema fiscale

Le aspettative legate a una riforma del sistema più equo ed efficiente vanno innanzitutto nella direzione di una maggiore stabilità della normativa. Sono soprattutto i manager a chiedere maggiore stabilità (85%), limitando il ricorso a decretazioni d’urgenza evitandone la retroattività (69%), ma anche coinvolgendo le parti sociali nelle discussioni (58%), e mettendo a disposizione personale più competente (54%). Solo poco più del 30% dei manager ritiene però che il processo di riforma in atto sia vicino alle esigenze delle imprese, e ancora meno (28%) reputa che favorisca la competitività delle imprese italiane.

Incentivi fiscali

Sul fronte degli incentivi fiscali implementati negli ultimi anni, si registra un riconoscimento unanime del loro impatto positivo. Circa l’80% degli intervistati tra manager e popolazione riconosce che questo sistema ha portato vantaggi alle città, alle imprese e ai consumatori. Tuttavia, è altrettanto forte l’importanza di meccanismi di controllo mirati per evitare abusi e non ostacolare i sistemi economici da premiare. Questo appare evidente soprattutto dalle valutazioni relative all’ecobonus, dove se da un lato è ampio l’accordo sui benefici che ha prodotto (oltre 70%) dall’altro è evidente la percezione che abbia creato una serie di distorsioni del mercato (83% manager), e di problemi di gestione. Anche a causa di linee guida emesse in ritardo, e a tratti poco coerenti (80%).